Sovranità monetaria e democrazia

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Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Mar Giu 07, 2011 11:19 pm

Per quanto questo articolo che vi propongo parli per lo più di economia, la questione riguarda la BCE ed il parlamento europeo nello specifico. Merita ben più di un approfondimento:
Sergio Cesaratto ha scritto:Un grande primo ministro canadese, William Mackenzie King,[1] ebbe a dichiarare prima delle elezioni del 1935: “Una volta che a una nazione rinuncia al controllo della propria valuta e del credito, non importa chi fa le leggi della nazione. Fino a quando il controllo dell’emissione della moneta e del credito non sia restituito al governo e riconosciuto come la responsabilità più rilevante e sacra, ogni discorso circa la sovranità del Parlamento e della democrazia sarebbe ozioso e futile”.

La rinunzia alla sovranità monetaria è precisamente quello che il nostro paese ha fatto con l’adesione alla moneta unica. In verità, a ben guardare, l’aveva fatto già prima con il famoso “divorzio” fra il Tesoro e la Banca d’Italia nel 1981. Con quell’atto, compiuto attraverso un fait accompli – uno scambio di lettere fra Andreatta e Ciampi – in barba a qualsiasi decisione parlamentare, i governi della Repubblica rinunciavano alla prerogativa di determinare la politica monetaria, dunque moderare i tassi di interesse, con successive conseguenze disastrose per conti pubblici e distribuzione del reddito.[2] Con la moneta unica il nostro paese ha persino rinunciato alla possibilità di tornare indietro in quella decisione. Le ulteriori conseguenze sulla nostra economia dovute all’abbandono della flessibilità del cambio estero sono davanti agli occhi di tutti con un crescente disavanzo delle partite correnti, dal pareggio del 1999 sino al -3,5% del 2010, con conseguente crescente indebitamento netto con l’estero.

Lo sconforto sarebbe attenuato se la sovranità monetaria fosse passata a una Europa politica che avrebbe potuto usarla al meglio. Non è stato invece così, avendo l’Europa inscritto persino nel proprio trattato costituzionale, com’è noto, che la banca centrale è indipendente dal potere politico avendo come solo obiettivo quello di stabilizzare il livello dei prezzi. Le conseguenze ultime di questa indipendenza si vendono nella indegna sceneggiata che si sta in questi giorni svolgendo fra le cancellerie europee e la BCE. A fronte del palese fallimento delle politiche di rientro dal debito imposte alla Grecia e della difficoltà a far digerire ulteriori aiuti ai propri contribuenti, alcuni paesi europei, la Germania in primis, si sono dichiarati favorevoli a qualche forma di ristrutturazione del debito di quel disgraziato paese. Di riflesso, gli esponenti della BCE hanno cominciato a rilasciare a destra e a manca dichiarazioni minacciose che se tale ristrutturazione avvenisse la banca centrale non avrebbe più stampato un quattrino a sostegno del debito e delle banche greche (una “opzione nucleare” è stata definita), mentre il governatore Trichet si è permesso di alzare la voce in summit di rappresentanti di governi democraticamente eletti e addirittura di abbandonarli sbattendo le porte.[3] Draghi, per coloro che coltivassero illusioni, ha ribadito nelle ultime Considerazioni finali che “né la presenza di rischi sovrani, né la dipendenza patologica di alcune banche dal finanziamento della BCE” possono farla “deflettere” dall’obiettivo della stabilità dei prezzi. Quello che appare intollerabile non è tanto il comportamento degli apprendisti stregoni di Francoforte, che in fondo rifiutano di fare quello che i trattati europei vietano loro di fare e difendono la reputazione di “guardiani della moneta”, ma che le democrazie europee si siano auto-inflitte queste umiliazioni. Si badi, da sempre la democrazia popolare ha avuto necessità di contro-altari istituzionali in un sistema di checks and balances. Ma a parte di una banda di fanatici economisti ultra-liberisti, mai a nessuno era venuto alla mente di elevare una banca centrale al rango di un quarto potere che espropria le istituzioni democratiche delle decisioni di politica economica!

La BCE ha dovuto durante questa crisi, nolente o volente, assumere ruoli – quello di prestatore di ultima istanza ai governi (che non era in effetti nei suoi statuti) e alle banche, pena l’implosione del sistema finanziario europeo e globale. A parte l’implausibile ipotesi che la Grecia riesca a stabilizzare se il proprio debito pubblico a colpi di deflazione e di svendita del patrimonio pubblico, ipotesi a cui sembra incredibilmente dar credito solo la BCE attraverso l’ultra-falco Bini Smaghi, qualunque sia la strada alternativa prescelta dall’Europa – una ristrutturazione del debito o quella più razionale e meno dolorosa di europeizzazione del debito (per esempio qui) - la BCE sarebbe costretta a una politica monetaria accomodante. L’indipendenza della banca centrale è in generale, e in particolare nei frangenti attuali, sbagliata, e lo statuto della BCE va assimilato a quello della FED americana i cui esponenti mai e poi mai potrebbero permettersi di non collaborare alle decisioni dell’amministrazione.

Per quanto riguarda il nostro paese, esso sta pagando a quest’Europa dei prezzi elevatissimi in termini di disoccupazione crescente e di deindustrializzazione, e il futuro si presenta fosco. La consapevolezza di questo è ancora scarsa, spesso anche a sinistra dove, per cinismo o ignoranza, ci si appassiona ad altri temi che non siano quelli dell’occupazione e dei bisogni elementari della gente. Le proposte che l’Italia dovrebbe avanzare a Bruxelles le abbiamo esposte (qui, qui e qui), ma l’Europa prosegue in una cacofonia di voci e inadeguatezza di proposte che fa poco ben sperare.

La dichiarazione di Mackenzie del 1935, continua così: “Il Partito Liberale si dichiara in favore dell’immediata istituzione di una banca nazionale debitamente costituita al fine del controllo dell’emissione di moneta rapportata ai bisogni pubblici. Il flusso di moneta deve essere in relazione ai bisogni nazionali, sociali e industriali del popolo canadese”. Le urne diedero al partito liberale una maggioranza senza precedenti. Dopo le belle vittorie di Milano e Napoli, i prossimi mesi potrebbero vedere la partecipazione della sinistra italiana al governo. Naturalmente il problema che si presentava a Mackenzie era quello, più semplice, di nazionalizzare l’emissione di moneta. Più complicato sarebbe se il Canada avesse stabilito una unione monetaria con gli Stati Uniti, come abbiamo fatto noi con la Germania. La consapevolezza di quanto dura è la battaglia a cui dovrebbe attrezzarsi una sinistra che volesse davvero sollevare le sorti del paese ci sembra, comunque, un primo, essenziale passo.
[1] William Lyon Mackenzie King (1874-1950), leader del partito liberale, un partito di centro ma con sensibilità ai problemi sociali, fu per tre volte primo ministro del Canada.
[2] Come ricordato da Aldo Barba in un interessante intervento al convegno per il 150mo su Sviluppo capitalistico e unità nazionale nei giorni scorsi.
[3] Bini Smaghi è arrivato a minacciare che la BCE possa imporre che i paesi membri dell’UME rimborsino la banca decine di miliardi di titoli greci che essa detiene. Contro i timori della BCE vedi Roubini.
Seguite questo link per approfondire le varie voci linkate nell'articolo: http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/sovranita-monetaria-e-democrazia/
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Dario De Vita (iRad)

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Ospite il Mer Giu 08, 2011 10:34 am

In realtà personalmente sono dell'opinione che l'aver rinunciato al controllo diretto da parte politica sulla moneta sia stato un toccasana, e anzi ritengo che in Italia in realtà ciò sia andato avanti per fin troppi anni (in realtà il 'cordone ombelicale' reputo che si sia rotto realmente, al di là di quelle che poi sulla carta potevano essere i rapporti istituzionali, con i primi anni '90 ovvero quando è cominciata la strada che ci ha portato all'Euro)

Con il controllo diretto da parte della politica sulla moneta abbiamo avuto dei veri e propri disastri, basta pensare a quanta carta veniva stampata per finanziare questa o quella opera pubblica, politica clientelare o per rifinanziare il debito ad esempio, creando fenomeni che vanno dall'iperinflazione (oramai un brutto ricordo se escludiamo fenomeni 'locali' determinati anche da scorrettezze vere e proprie degli attori di mercato, anche fosse solo un commerciante al dettaglio che ha giocato per esempio con i cambi al momento dell'entrata nell'Euro) a sacche vere e proprie di protezionismo (es proteggendo prodotti che sul mercato competitivi sicuramente non erano e sfavorendo invece le importanzioni, non dimentichiamoci che una lira con un certo cambio favoriva sì le importazioni, ma man mano che aumentava la nostra dipendenza dalle importazioni andava anche a danno delle nostre stesse importazioni, insomma veniva 'drogato' il mercato senza che si trovasse un punto di equilibrio reale).

Non di meno se le autorità monetarie devono essere lasciate libere dagli ordini della politica, questa (come espressione della cittadinanza) deve mantenere un potere di sorveglianza che solo in casi estremi e limitati si traduca in un controllo diretto, su questo in effetti c'è da lavorare. Se parliamo di BCE non si può non notare come il suo funzionamento sia sì democratico a suo modo: partecipano tutti i singoli governatori delle banche centrali europee, governatori scelti dai rispettivi governi, quindi in maniera indiretta si può dire che comunque ci sia una volontà politica dietro l'elezioni di questo o quel rappresentante, ed il governatore della BCE è scelto dai governi dei paesi membri su proposta del Consiglio dell'UE e sentito l'europarlamento ed il consiglio dei governatori. Però manca un reale potere di sorveglianza che infatti è molto limitato e saltuario. Certo è che prendere come esempio la FED americana visti come sono messi i loro conti non mi sembra la migliore delle idee...

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Gio Giu 09, 2011 8:22 pm

Il problema della moneta si allarga anche al valore effettivo che c'è dietro. Come molti sapranno attualmente le banconote non sono direttamente convertibili in oro (tant'è che il prezzo dell'oro è variabile ed in forte aumento) quindi vivono di un valore piuttosto teorico cioè non legato a doppia mandata con qualcosa di valore reale (il denaro attualmente ha solo un valore nominale). Notizia che di sicuro passerà in sordina è relativa alle dichiarazioni della FED (Federal Reserve: la banca centrale americana). Vi posto quindi un articolo di Attilio Folliero che potete trovare qui: http://attiliofolliero.blogspot.com/2011/06/la-federal-reserve-usa-ammette-di-non.html#more
La Federal Reserve USA ammette di non possedere oro


La notizia è di quelle importanti, anche se nei media ufficiali non troveremo traccia. Alvarez Scott, avvocato della Federal Reserve, il banco centrale degli Stati Uniti, lo scorso primo giugno, in un dibattito con il congressista republicano Ron Paul, ha ammesso che la Federal Reserve non possiede oro ed ha spiegato che l’oro ascritto al bilancio del Banco Centrale USA si riferisce a certificati in oro del 1934. Vedasi il video del dibattito in cui l'avvocato Alvarez Scott afferma che la FED non possiede oro dal 1934.


Nel 1934, la legge sulle riserve in oro, obbligò la Federal Reserve, il banco centrale USA a consegnare tutto il suo oro al Ministero del Tesoro, ottenendo in cambio certificati in oro, equivalenti al valore dell’oro consegnato a prezzo del 1934; tale valore è stato rivalutato negli anni successivi, ma attualmente è fermo dal 1973 a 42,22 dollari l’oncia.

A parte la possibilità per la FED di demandare il Tesoro, significa che il dollaro emesso dalla FED dal 1934 in poi non è mai stato supportato dall’oro. Ossia, il valore reale del dollaro è da considerarsi decisamente inferiore a quello che tutti credono proprio perchè non ha nessun supporto in oro.

Il dollaro negli ultimi quarant’anni è stato stampato in quantità enormemente superiore al supporto in oro che si credeva in possesso alla FED; adesso si scopre che la FED non possiede alcun oro, quindi il dollaro è supportatato da un bel niente! Conclusione: vale ancora meno di quanto si potesse immaginare.

In sostanza il dollaro, la moneta USA, nel 1944 era diventata la unica moneta utilizzata negli scambi internazionali in virtù del fatto che con gli accordi di Bretton Woods era diventata l’unica moneta convertibile in oro. Tutti i paesi del mondo per potere operare a livello internazionale si sono riempiti di dollari credendo che fosse supportato dall’oro. Il 15 agosto del 1971 gli USA decretano l’inconvertibilità dell’oro, però di fatto il dollaro non era mai stato convertibile dato che la Federal reserve non possedeva oro e non lo possiede físicamente dal 1934, come ha ammesso oggi!

Il dollaro anche dopo il 1971 continua ad essere usato come moneta internazionale grazie al fatto che il petrolio, il prodotto più importante, è scambiato in dollari, ma di fatto il dollaro è una moneta sopravvalutata e quando crollerà, cosa sempre più prossima ormai, trascinerà nel baratro gli USA e tutto l’occidente (Vedasi nostro articolo “Dominique Strauss-Kahn, il Fondo Monetario Internazionale, il ruolo egemonico degli Stati Uniti ed il destino di milioni di esseri umani”).

La notizia odierna della conferma ufficale che la FED non possiede oro fisico dal 1934 non fa altro che confermare che il valore del dollaro, praticamente non sopportato da un bel niente, è sopravvalutato ed è destinato a svalutarsi.

Se a ciò, aggiungiamo le voci sempre più diffuse, secondo le quali le riserve in oro degli USA, che dovrebbero ammontare a 8.133,5 tonnellate di proprietà del Tesoro e stivate a Fort Knox, sarebbero state in gran parte vendute in passato e sostituite da oro falso, ovvero tungsteno ricoperto da un leggero strato di oro (vedasi, ad esempio l’articolo di Dan Eden “Fake gold bars! What's next?”) si comprende che la fine del dollaro ed il declino degli USA è molto più vicino di quanto si possa credere.

di Attilio Folliero
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Dario De Vita (iRad)

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Ospite il Gio Giu 09, 2011 9:38 pm

Quello che appare chiaro è che il dollaro ha un valore solo teorico, convenzionale direi, basato su una "consuetudine" ma non su un valore reale come può essere un metallo prezioso (l'oro appunto). Allo stesso modo l'euro è una moneta in mano alle decisioni della BCE, ne ricaviamo che il denaro, i debiti e i crediti e tutto il sistema finanziario si regge su un bel nulla, ossia su una serie di convenzioni e consuetudini. Peccato che tali consuetudini e "cessioni di potere" abbiano il peso reale e incredibile di ingabbiare la vita degli stati in situazioni di crisi, o di debito allucinanti..e per finire, nel piccolo, ci rendono schiavi del reddito, della mensilità, anche se di fatto la cartamoneta non ha il minimo valore se non quello "convenzionale". Vale a dire che siamo stati proprio bravi a renderci schiavi delle nostre stesse convenzioni..trasformando un mezzo di scambio di valore come il denaro in una lunga catena che ci stringe alla gola.

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Ospite il Ven Giu 10, 2011 9:46 am

Secondo me stiamo uscendo fuori strada in questo discorso.

Partiamo dal presupposto innanzitutto che l'oro di per sè non a valore, esattamente come la moneta.

L'oro ha valore perchè noi glielo diamo.

E prima ancora dell'oro (o altri materiali preziosi) è stato così anche per quei beni che avevano funzione di bene di scambio (es il sale), addirittura lo stesso baratto comprende questo concetto: un pezzo di legno per me non ha valore, ma per un altro può valere moltissimo ed essermi disposto a darmi un ammontare di bene molto alto per averlo.


Esattamente così com'è stato per l'oro o i beni scambio ora lo è per la moneta.

Perchè stampare o non stampare moneta è tanto importante?

Se noi abbiamo 1 moneta ed un paniere di beni composto da 1 bene a dal costo di 1 moneta significa che con 1 moneta = 1 bene, ma se noi creiamo un'altra moneta e c'è sempre un 1 bene solo acquistabile questo costerà 2 monete e non più una perchè il valore della singola moneta si dimezzerà.

Di per sè comunque non cambierebbe nulla in quanto comunque il valore reale d'acquisto complessivo determinato dalla moneta circolante sarà sempre 1.
Ovvero acquisterò sempre 1 bene, seppur con 2 monete.

Ma questo è solo in un sistema teorico perfetto, nella realtà ovviamente la moneta stampata in più non viene ridistribuita egualmente per fattori dei più disparati.
Se tu hai 1 moneta in tasca, non ti arriverà una lettera a casa con la moneta aggiuntiva in tasca.
Anche perchè se così fosse come avrete intuito prima non ci sarebbe bisogno di stampare moneta, quella circolante basterebbe, stampandone si creerebbe solo un aumento dei prezzi compensato però da un uguale aumento dei redditi, quindi utilità dell'operazione: zero.

La questione cambia ovviamente se si ha un aumento invece di altri fattori, in quel caso stampare moneta diventa quasi obbligatorio, ovvero nel caso di penuria.

Se ci sono 100 persone e 50 monete è ovvio che 50 persone non avranno neanche una moneta (immaginando che le monete vengano distribuite in numero di 1 a persona), quindi perchè il sistema di scambio economico sono necessarie altre 50 monete.

Ovviamente come dicevo prima stiamo parlando di un sistema teorico perfetto, nella realtà subentrano molti altri fattori, es: la velocità con cui circola la moneta, la distribuzione di questa, ecc...

Ho parlato di monete, ma potrebbero anche essere once d'oro, sale o qualsiasi altra cosa (code di pipistrello, piume di pavone, sassi levigati, cocci ^^ )... la differenza maggiore è che l'oro va estratto, non è distribuito in maniera uniforme (basta pensare a quanto valeva l'oro per gli spagnoli, tantissimo, e quanto per alcuni popoli sud americani, poco) e perciò ci posssono essere dei fenomeni di mancanza indipendenti dalla volontà generale (basta pensare che le stesse monete in materiale pregiato in Europa ad un certo punto cominciarono ad essere rese meno pure per la mancanza di questi materiali).

Questo in generale, come mai allora dico che la politica ha la tendenza a stampare moneta in surplus (perchè poi è questo il vero problema).

Per spiegare ciò c'è un caso estremo, ma per questo chiarissimo che è quello dei paesi in guerra, tipicamente la Germania della e post WWI è un ottimo esempio.

Infatti la moneta non entra subito in circolazione, questo garantisce il tempo allo stato di pagare i fornitori con moneta stampata di fresco, ma appena i fornitori immetterranno questa moneta in seconda istanza sul mercato ecco che si crea il fenomeno di iperiflazione in quanto c'è più moneta del necessario... così che per andare ad acquistare il pane ci vuole un carretto colmo di carta moneta... oppure con pacchi di banconote (oramai senza valore data l'inflazione) i bambini ci possono giocare come fossero Lego (marchio registrato)...



In scala più piccola questo è avvenuto nei paesi europei anche in periodo di pace, seppur dalla metà del '40 con gli accordi Bretton Woods prima e ulteriori accordi dopo subentrassero alcune limitazioni (in particolare in un'ottica di rispetto di fluttazioni dei cambi) che comunque hanno obbligato forti limitazioni in questo campo.

Per avere un esempio attuale basta vedere l'inflazione a che livelli in alcuni paesi africani in cui invece la moneta viene stampata di continuo, per esempio nello Zimbawe di Mugabe... http://africa.blog.ilsole24ore.com/2008/10/zimbabwe-inflaz.html

Nel 2008 il tasso annuale di inflazione dello Zimbabwe ha toccato a luglio il livello record di 231 milioni per cento, contro gli 11,2 milioni di giugno. Paese in cui problemi economici generali dello stato (che obbligano ad un continuo stampare di moneta anche per pagare gli stipendi) si associano ad una disastrosa situazione economica.

Sono casi estremi, ma ben chiari per sottolineare il concetto.

Non di meno bisogna dire che il denaro ha quindi un valore reale in seconda istanza di fatto, seppur convenzionale, in quanto legato alla forza delle economie che quella moneta rappresenta.

Vorrei citare anche se è complesso il caso delle rivoluzioni messicane del tempo di Villa e Zapata (1910 circa), nel quale le varie forze di guerriglia, spesso divise tra loro, una volta preso il controllo di un certo territorio creavano proprie 'banche centrali' nei territori occupati stampando vere e proprie valute autonome: non tutte queste valute poi riuscivano ad avere un reale valore di mercato, per esempio quelle stampate sotto il controllo di Zapata riuscivano ad avere quasi un uso anche nel commercio internazionale, altre invece non venivano accettate neanche dagli abitanti locali in quanto completamente senza un reale attaccamento ad una qualche entità che ne assicurasse la forza di circolare (c'è anche la questione che la moneta circola perchè è a corso forzoso in prima istanza, ancora prima di essere accettata dagli operatori economici) e soprattutto perchè non rappresentava alcuna reale forza economica (e quindi come accennato non veniva accettata dagli operatori economici, termine con cui si intende, a titolo di chiarezza, anche il semplice abitante di un villaggio).

Per concludere si può quindi dire che il nostro debito pubblico potrebbe essere in euro, in lire o in noccioline, ma sempre gigantesco rimarrebbe, in quanto la moneta non rappresenta altro che una unità di conto legata a fattori reali; pure i fattori speculativi per quanto siano da evitare sono fattori reali, basta pensare pur nel sistema del baratto alle maggiori possibilità di baratto offerte ammassando grano supponendo che in futuro ci sarà una carestia, se questa avverrà chi avrà ammassato il grano disporrà in quel frangente di superiori capacità di baratto: ciò è una speculazione a tutti gli effetti in quanto lo speculatore dà al bene un valore che in quel momento in realtà non ha facendo affidamento sul guadagno futuro che tale manovrà gli apporterà.

Quello che genera confusione però è il fatto che la quantificazione del valore del mezzo scambio oggigiorno non è più univoco e semplice (Moneta=equivalente in oro), ma ad una molteplicità di beni e fattori (in primis la forza dell'economia afferente).


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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Ven Giu 10, 2011 1:57 pm

Non credo che stiamo uscendo fuori tema, anche se in effetti si parla di economia, ma investendo un campo internazionale e dovendo fare i conti insieme all'Europa mi pareva giusto intavolare la discussione qui.

Umberto quanto dici a proposito del valore nominale della moneta in generale è esatto e lo condivido pienamente. Oro, moneta, noccioline o conchiglie di fiume vengono utilizzati come scambio molto più agevole rispetto al baratto. Andare ogni volta al mercato portandomi dietro il mio prodotto (bestiame, raccolto, artigianato, etc.) servendosi del baratto non è molto agevole Smile

E come dici, anche il baratto è soggetto ad una sua inflazione (es. se si produce molto più grano del previsto questo varrà di meno negli scambi, se per congiunture metereologiche il raccolto sarà poco il suo valore nominale salirà molto di più che nel caso precedente). Trovandoci poi in un mercato globale è anche molto più difficile valutare il valore effettivo delle cose. Ne sa qualcosa la Sicilia con la sua sovrapproduzione di arance degli anni scorsi, arance che per lo più sono finite al macero.

Quello che non sta funzionando in questa economia globale è proprio la immissione di denaro, non più legata alle riserve aurifere ma a semplici convenzioni stabilite matematicamente stesso dalle banche. Il problema sta di fatto che le banche centrali (e non gli stati) emettono banconote prestandole con interesse agli stati che ne fanno richiesta. Moneta che all'atto della stampa non ha nessun valore ma lo aquisice succhiandolo dal resto delle monete circolanti. Come appunto tu dici se c'è un bene acquistabile con una moneta, quando se ne stampa un'altra lo stesso bene è acuistabile con due monete e non più con una sola. Peccato che la banca che ha stampato la moneta in più te l'abbia prestata e non la rivuole indietro, ma vorrà comunque la metà di quel bene più un paradossale interesse che dovrà essere coperto producendo una piccola percentuale in più di beni.

Con l'oro questo sistema funzionava meglio, perché la banca era un semplice contenitore d'oro, ti dava in cambio un titolo relativo all'oro (il bene) che avevi depositato. Potevi quindi tornare alla banca e recuperare quel bene. Ora questo passaggio non è più possibile.
L'indebitamento a cui andiamo incontro da quasi quarant'anni ha permesso si uno sviluppo capitalista (si accumulano capitali per permettere una migliorata produzione di beni) , ma questo sistema sta arrivando ormai al collasso.

Nell'attuale situazione il valore reale è rappresentato dalle ore di lavoro di ogni singolo individuo rapportate alla sua specializzazione/competenza, dalle risorse energetiche come ad esempio il petrolio, il gas naturale ed altre e dalle materie prime. Questi sono gli unici fattori con un valore REALE, il resto possiede un semplice valore nominale.

Ora la questione è: quanta indipendenza ancora tocca alle banche e quanto invece dovrebbe passare sotto il controllo degli stati, nel nostro caso dell'UE?

[OFF TOPIC]
In più vorrei aggiungere che esistono altri piccoli sistemi economici attualmente funzionanti, ancora non presi in considerazione in Italia. Sto parlando di moneta complementare, ovvero circolazione di moneta da affiancare a quella tradizionale (euro) che può ammortizzare le fluttuazioni di quest'ultima in maniera abbastanza egregia. E' il caso del WIR Svizzero, sistema che è stato appoggiato dalla Svizzera per il quale sono state create banche specifiche. Esiste un sistema simile ma basato su logiche un po' diverse anche in America (è il caso dell'IRTA) e, udite udite, se ne sta sperimentando anche uno in Italia. Si tratta dello SCEC (peraltro nato a Napoli da uno studio congiunto da una associazione napoletana e dall'ambiente accademico della facoltà di Economia).

Questi sistemi hanno un sistema di emissione di biglietti (per la legge italiana combaciano con i "Buoni territoriali", peraltro esenti IVA) legato non ad un valore nominale, ma ad una effettiva prestazione lavorativa dei commercianti che aderiscono. In pratica il valore di un singolo SCEC corrisponde ad un euro di lavoro di ogni commerciante che ha aderito e che quindi permette la circolazione di questi buoni. Ovviamente non è convertibile in euro, altrimenti rientrerebbe nello stesso sistema dell'euro perdendo immediatamente il suo valore reale.
In Italia questo sistema si è esteso in 12/20 regioni riamanendo ancora per lo più sconosciuto. Gli svizzeri, che invece hanno un senso più pratico dell'economia, sono riusciti a mettere il piedi questo sistema parallelo in maniera decisamente virtuosa.
Posto alcuni link di riferimento per approfondire e chiudo quest'off topic riservandomi di postarlo nella sezione economia (o se qualcuno di buona volontà vuole introdurre lì l'argomento dopo averlo ben studiato, sarà molto gradito) Smile
Il Caso WIR
Perché usare lo SCEC

ps. Prima di chiudere una mia piccola considerazione su "arcipelago SCEC": i realizzatori, sostenitori e promotori di questo progetto economico troppo spesso lasciano in secondo piano l'utilità ed equità economica di questo sistema sottolineando invece troppo gli aspetti di amore e solidarietà facendolo apparire ai più smaliziati un progetto per fricchettoni. Non me ne abbiano i loro realizzatori ai cui va la mia stima per l'impegno profuso.
[/OFF TOPIC]

Ritorno quindi all'originale questione: quanto potere decisionale hanno effetivamente i vari stati dell'UE sull'emissione della moneta? Quanto gliene toccherebbe per non far incrinare l'economia basata sull'EURO? E cosa potrebbero fare per rinnovare un sistema che sta collassando?
Domande abbastanza comlpicate, lo so, ma prima o poi o noi o qualcun altro dovrebbe comunque dare una risposta.
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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Ospite il Ven Giu 10, 2011 5:21 pm

Dario De Vita (iRad) ha scritto:Il problema sta di fatto che le banche centrali (e non gli stati) emettono banconote prestandole con interesse agli stati che ne fanno richiesta.

Dipende da banca centrale a banca centrale, la BCE (tramite le banche nazionali) ad esempio non presta moneta agli stati dell'UE, ma presta moneta al sistema bancario. NOn sò come funzioni la FED, anche se mi sembra che invece siamo nel caso che citi te.

Dal trattato sul funzionamento dell'UE (2° del Trattato di Lisbona):

Articolo 123
(ex articolo 101 del TCE)
1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia,
da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso
denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell'Unione, alle amministrazioni
statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a
imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da
parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.
2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel
contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali
nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Quindi in questo caso questo ci sono dei limiti molto ferrei alle possibilità di manovra di BCE e banche centrali nazionali.

Moneta che all'atto della stampa non ha nessun valore ma lo aquisice succhiandolo dal resto delle monete circolanti. Come appunto tu dici se c'è un bene acquistabile con una moneta, quando se ne stampa un'altra lo stesso bene è acuistabile con due monete e non più con una sola. Peccato che la banca che ha stampato la moneta in più te l'abbia prestata e non la rivuole indietro, ma vorrà comunque la metà di quel bene più un paradossale interesse che dovrà essere coperto producendo una piccola percentuale in più di beni.

Essendo un sistema economico in evoluzione ed espansione in linea teorica il gioco sarebbe quello. D'altronde basta pensare alle operazioni di mercato aperto, in cui si concendono prestiti alle banche da restituire nell'arco di poche settimane, solitamente meno di un mese.
NOn di meno hanno un tasso di interesse, in quanto si suppone che le banche facciano fruttare quanto prestare.


Con l'oro questo sistema funzionava meglio, perché la banca era un semplice contenitore d'oro, ti dava in cambio un titolo relativo all'oro (il bene) che avevi depositato. Potevi quindi tornare alla banca e recuperare quel bene. Ora questo passaggio non è più possibile.

In effetti no se parliamo in termini pratici, a meno che non fosse fisicamente possibile portarsi a casa un pezzo del sistemo economico europeo nel nostro caso. La cosa di per sè ha alcuni vantaggi (anche le riserve aurifere sono 'truccabili'), ma anche alcuni svantaggi (legare la moneta ad un determinato bene le offre maggiore stabilità in quanto si ha definizione maggiormente univoca e 'semplice' del suo valore, determinazione che oggigiorno invece è molto complessa sicuramente, ma se vogliamo anche più semplice sotto altri in quanto l'oro non costituiva che un ulteriore intermediario).


L'indebitamento a cui andiamo incontro da quasi quarant'anni ha permesso si uno sviluppo capitalista (si accumulano capitali per permettere una migliorata produzione di beni) , ma questo sistema sta arrivando ormai al collasso.

Ma l'indebitamento non è collegato di per sè allo stampare moneta (per quanto visto sopra), se non per i soggetti privati (banche) che conducono operazioni non oculate, l'indebitamento è creato dal poter acquistare rimandando il pagamento in linea di massima o richiedendo prestiti, ma questi sono scollegati dalla questione della moneta. Stampare moneta di per sè annullerebbe l'indebitamento... salvo far esplodere dopo 10 minuti dall'immissione di tutta quella liquidità l'economia. Sempre che addirittura gli attori economici proprio odorando la svalutazione prossima non accettino neanche la moneta stampata (cosa non così peregrina).


Nell'attuale situazione il valore reale è rappresentato dalle ore di lavoro di ogni singolo individuo rapportate alla sua specializzazione/competenza, dalle risorse energetiche come ad esempio il petrolio, il gas naturale ed altre e dalle materie prime. Questi sono gli unici fattori con un valore REALE, il resto possiede un semplice valore nominale.

Valore nominale che però non è così scollegato dal reale, per quanto magari non razionalmente determinato
Tra una polo di marca ed una polo non di marca possono non esserci differenze tecniche, ma convenzioni sociali, questioni di status simbol, pubblicità, servizio di vendita offerta (non necessariamente a costi differenti, ma a qualità sì), ecc... conferiscono a quel bene un valore, agli occhi di chi fa caso a tali fattori, superiore. In pratica se una persona mette in conto di acquistare un bene per 40 euro anche se ne vale 20euro probabilmente il prezzo di quel bene verrà alzato a tale prezzo. D'altronde da noi si è persa l'abitudine di trattare sul prezzo, ma laddove invece la trattativa è una usanza ancora diffusa si può notare tranquillamente come chi vende cerca di vendere al massimo di quanto chi ha davanti immagina chi vende che possa tirare fuori, al contrario si cercherà di tirare giù il prezzo per arrivare alla soglia sotto al quale il venditore non può vendere. D'altronde anche il tempo ha un prezzo, perciò una trattativa troppo lunga può essere di impiccio a chi compra o a chi vende, ed in fondo questo è uno dei motivi principali per cui si è persa gradualmente questa abitudine riservandola solo alla firma di contratti o altre operazioni economicamente molto impegnative.


Ritorno quindi all'originale questione: quanto potere decisionale hanno effetivamente i vari stati dell'UE sull'emissione della moneta? Quanto gliene toccherebbe per non far incrinare l'economia basata sull'EURO? E cosa potrebbero fare per rinnovare un sistema che sta collassando?

Per rispondere alla prima domanda:
I singoli stati dell'UE sulla singola emissione di potere non hanno potere (per lo meno se la intendiamo di stampare in autonomia, alle banche centrali nazionali viene solamente 'delegato' il compito di stampare una certa quantità di moneta, con tagli a scelta, ed una certa quantità di banconote, invece per queste viene deciso il numero esatto da stampare di ogni taglio in circolazione), d'altronde la stessa BCE non ha grossi poteri autonomi. Questo se parliamo di eurozona, i paesi dell'area non euro mantengono una certa autonomia (comunque entro certi paletti).
La BCE infatti è un sistema fondamentalmente 'automatico', infatti funziona ad obiettivi, uno di questi per esempio è la stabilità dei prezzi, più precisamente che l'inflazione non superi (ma ci stia vicino) il 2%, quindi qualsiasi operazione venga effettuata questa non deve comportare una inflazione superiore al 2%.

Gli obiettivi sono stabiliti quindi dalla politica, ma il come e con cosa è lasciato all'autonomia della BCE, una scelta d'altronde tipicamente tecnocratica, non bisogna dimenticare che la BCE è stata disegnata in fondo sul modello della banca centrale tedesca.
Su come viene scelta la dirigenza della BCE mi rialaccio a quanto ho già detto prima, quindi la scelta della dirigenza è di competenza politica.

Come dicevo quel che è limitato è il potere di controllo, che tutto sommato si ferma ad una presentazione di una relazione annuale di fronte all'europarlamento in seduta plenaria, non è possibile chiedere dimissioni o altro


Comunque ricopio tutta la parte del trattato che riguarda proprio la politica monetaria, comunque ci sono molti articoli che ne parlano, questo è solo il blocco più corposo:

CAPO 2
POLITICA MONETARIA
Articolo 127
(ex articolo 105 del TCE)
1. L'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato «SEBC», è
il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC
sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli
obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità
del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una
efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all'articolo 119.
2. I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti:
— definire e attuare la politica monetaria dell'Unione,
— svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell'articolo 219,
— detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri,
— promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.
3. Il paragrafo 2, terzo trattino, non pregiudica la detenzione e la gestione da parte dei governi
degli Stati membri di saldi operativi in valuta estera.
4. La Banca centrale europea viene consultata:
— in merito a qualsiasi proposta di atto dell'Unione che rientri nelle sue competenze,
— dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze,
ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la procedura di cui
all'articolo 129, paragrafo 4.
La Banca centrale europea può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli
organismi dell'Unione competenti o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue
competenze.
C 83/102 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 30.3.2010
5. Il SEBC contribuisce ad una buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti
autorità per quanto riguarda la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema
finanziario.
6. Il Consiglio, deliberando all'unanimità mediante regolamenti secondo una procedura legislativa
speciale, previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può affidare
alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza
prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie, escluse le imprese di assicurazione.
Articolo 128
(ex articolo 106 del TCE)
1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro
all'interno dell'Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere
banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali
costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione.
2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l'approvazione della Banca
centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione
e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare
misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche
destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell'Unione.
Articolo 129
(ex articolo 107 del TCE)
1. Il SEBC è retto dagli organi decisionali della Banca centrale europea che sono il consiglio
direttivo e il comitato esecutivo.
2. Lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in appresso
denominato «statuto del SEBC e della BCE», è definito nel protocollo allegato ai trattati.
3. L'articolo 5, paragrafi 1, 2 e 3, gli articoli 17 e 18, l'articolo 19, paragrafo 1, gli articoli 22, 23,
24 e 26, l'articolo 32, paragrafi 2, 3, 4 e 6, l'articolo 33, paragrafo 1, lettera a) e l'articolo 36 dello
statuto del SEBC e della BCE possono essere emendati dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che
deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria. Essi deliberano o su raccomandazione della
Banca centrale europea e previa consultazione della Commissione o su proposta della Commissione e
previa consultazione della Banca centrale europea.
4. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e
della Banca centrale europea o deliberando su una raccomandazione della Banca centrale europea e
previa consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, adotta le disposizioni di cui agli
articoli 4, 5, paragrafo 4, 19, paragrafo 2, 20, 28, paragrafo 1, 29, paragrafo 2, 30, paragrafo 4 e 34,
paragrafo 3, dello statuto del SEBC e della BCE.
30.3.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 83/103
Articolo 130
(ex articolo 108 del TCE)
Nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo
statuto del SEBC e della BCE, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un
membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni,
dagli organi o dagli organismi dell'Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro
organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'Unione nonché i governi degli Stati membri
si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi
decisionali della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro
compiti.
Articolo 131
(ex articolo 109 del TCE)
Ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca
centrale nazionale, sarà compatibile con i trattati e con lo statuto del SEBC e della BCE.
Articolo 132
(ex articolo 110 del TCE)
1. Per l'assolvimento dei compiti attribuiti al SEBC, la Banca centrale europea, in conformità delle
disposizioni dei trattati e alle condizioni stabilite nello statuto del SEBC e della BCE:
— stabilisce regolamenti nella misura necessaria per assolvere i compiti definiti nell'articolo 3,
paragrafo 1, primo trattino, negli articoli 19, paragrafo 1, 22 o 25, paragrafo 2 dello statuto
del SEBC e della BCE e nei casi che sono previsti negli atti del Consiglio di cui all'articolo 129,
paragrafo 4,
— prende le decisioni necessarie per assolvere compiti attribuiti al SEBC in virtù dei trattati e dello
statuto del SEBC e della BCE,
— formula raccomandazioni o pareri.
2. La Banca centrale europea può decidere di pubblicare le sue decisioni, le sue raccomandazioni
ed i suoi pareri.
3. Entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in conformità della procedura di cui
all'articolo 129, paragrafo 4, la Banca centrale europea ha il potere di infliggere alle imprese ammende
o penalità di mora in caso di inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle
decisioni da essa adottati.
C 83/104 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 30.3.2010
Articolo 133
Fatte salve le attribuzioni della Banca centrale europea, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando
secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure necessarie per l'utilizzo
dell'euro come moneta unica. Tali misure sono adottate previa consultazione della Banca centrale
europea.

Da altri articoli si evince come la BCE sia sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia dell'UE

quest'ultimo blocco riguarda la BCE e la SBEC come istituzione:

SEZIONE 6
LA BANCA CENTRALE EUROPEA
Articolo 282
1. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di
banche centrali (SEBC). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri la
cui moneta è l'euro, che costituiscono l'Eurosistema, conducono la politica monetaria dell'Unione.
2. Il SEBC è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L'obiettivo principale del
SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche
economiche generali nell'Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest'ultima.
3. La Banca centrale europea ha personalità giuridica. Ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione
dell'euro. È indipendente nell'esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze. Le
istituzioni, organi e organismi dell'Unione e i governi degli Stati membri rispettano tale indipendenza.
4. La Banca centrale europea adotta le misure necessarie all'assolvimento dei suoi compiti in
conformità degli articoli da 127 a 133, dell'articolo 138 e delle condizioni stabilite dallo statuto
del SEBC e della BCE. In conformità di questi stessi articoli, gli Stati membri la cui moneta non è
l'euro e le rispettive banche centrali conservano le loro competenze nel settore monetario.
5. Nei settori che rientrano nelle sue attribuzioni, la Banca centrale europea è consultata su ogni
progetto di atto dell'Unione e su ogni progetto di atto normativo a livello nazionale, e può formulare
pareri.
30.3.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 83/167
Articolo 283
(ex articolo 112 del TCE)
1. Il consiglio direttivo della Banca centrale europea comprende i membri del comitato esecutivo
della Banca centrale europea nonché i governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri
la cui moneta è l'euro.
2. Il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri membri.
Il presidente, il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo sono nominati, tra persone di
riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario, dal Consiglio
europeo che delibera a maggioranza qualificata, su raccomandazione del Consiglio e previa consultazione
del Parlamento europeo e del consiglio direttivo della Banca centrale europea.
Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile.
Soltanto cittadini degli Stati membri possono essere membri del comitato esecutivo.
Articolo 284
(ex articolo 113 del TCE)
1. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono partecipare, senza diritto
di voto, alle riunioni del consiglio direttivo della Banca centrale europea.
Il presidente del Consiglio può sottoporre una mozione alla delibera del consiglio direttivo della
Banca centrale europea.
2. Il presidente della Banca centrale europea è invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio
quando quest'ultimo discute su argomenti relativi agli obiettivi e ai compiti del SEBC.
3. La Banca centrale europea trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione
nonché al Consiglio europeo, una relazione annuale sull'attività del SEBC e sulla politica monetaria
dell'anno precedente e dell'anno in corso. Il presidente della Banca centrale europea presenta tale
relazione al Consiglio e al Parlamento europeo, che può procedere su questa base ad un dibattito
generale.
Il presidente della Banca centrale europea e gli altri membri del comitato esecutivo possono, a
richiesta del Parlamento europeo o di propria iniziativa, essere ascoltati dalle commissioni competenti
del Parlamento europeo.


Come segnalavo manca principalmente una qualche forma forte di controllo ex-post sull'operato della BCE (sarebbe necessaria la possibilità, seppur resa di difficile raggiungimento tipo tramite maggioranza qualificata all'europarlamento e assoluta in sede di consiglio per dirne una, di sollevare dal proprio incarico il governatore della BCE), cosa a cui si lega un mandato obiettivamente lunghissimo (otto anni, ma c'è da dire che comunque almeno non è rinnovabile, forse sarebbe più opportuno un mandato più breve, sui 4 anni, eventualmente rinnovabile una volta, purchè gli obiettivi siano stati raggiunti), mentre invece è presente una (debolissima) forma di possibilità di 'intrusione' nella BCE da parte del presidente del Consiglio europeo (in questo momento il belga van Rompuy), presidente del consiglio europeo da non confondere con la presidenza del consiglio dell'UE che è a rotazione semestrale e riguarda il consiglio dei ministri europei.

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Ven Giu 10, 2011 5:53 pm

A quanto leggo quindi il sistema della BCE è abbastanza ben gestito. Umberto quindi tu proponi soltanto un migliore controllo sull'operato dell'amministrazione BCE ex-post traducibile in questi due punti:
1- immettere la possibilità di sollevare dall'incarico il governatore da parte di una commissione europea preparate in materia economica.
2- ridurre il mandato del governatore da 8 a 4 anni introducendo la possibilità di rinnovare il mandato una sola seconda volta per altri 4 anni

a quanto scrivi aggiungo un quesito a cui non so rispondere:
perché mantenere volontariamente un tasso di inflazione inferiore al 2%? E' possibile abbassarlo (che so al 0,5%) garantendo comunque un minimo di flessibilità per le operazioni economiche?

altrimenti mi si garantisce che sul mio risparmio (cittadino UE) graverà automaticamente questa inflazione per cui ad ogni 10'000 euro di capitale non investito subisco anno per anno una inevitabile perdita di 200 euro di potere d'acquisto.

ps. Il problema forse non è neanche legato direttamente alla BCE, ma alle manovre di prestito delle banche nazionali che generano una ulteriore, e forse più pesante, inflazione.
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Re: Sovranità monetaria e democrazia

Messaggio Da Ospite il Ven Giu 10, 2011 6:33 pm

la questione del 2% non l'ho mai capita pienamente neanche io non essendo un economista, suppongo che sia determinata da questioni riguardo alla crescita economica, per economie come la nostra una certa inflazione (entro certi limiti) è sinonimo e favorisce crescita economica solitamente, casi di inflazione stagnante o addirittura di deflazione invece sono sinonimi del contrario (salvo alcune eccezzioni nei decenni passati alcuni paesi scandinavi mi pare che riuscirono ad avere una inflazione stagnante e crescita economica, ma da quel che sò furono casi quasi più unici che rari).

per quel che riguarda i tassi di interesse il tasso di interesse di riferimento è quello della BCE (tant'è che si sente spesso ai TG parlare che la BCE alzerà o non alzerà i tassi)

http://www.ecb.int/home/html/index.en.html

Ovviamente a cascata il tasso di interesse aumenta... tant'è che un tasso di interesse basso (come c'è attualmente) favorisce almeno in linea teorica il tener basso il tasso di interesse praticato dalle banche verso i privati per prestiti e quant'altro e favorisce gli investimenti

http://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_ufficiale_di_sconto

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Re: Sovranità monetaria e democrazia

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