Riflessione: Il giorno dopo

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Riflessione: Il giorno dopo

Messaggio Da Ospite il Lun Apr 04, 2011 11:52 am

http://leffemeride.blogspot.com/2011/04/riflessione-il-giorno-dopo.html
di Alessandro Adinolfi

E' il 18 marzo, sono passate appena ventiquattro ore dai festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Stamattina quasi tutti hanno preso metropolitane, treni, automobili per recarsi nelle scuole, al lavoro. La faccia è quella dei giorni normali: triste, vuota. Nell'aria non c'è più festa ma solo preoccupazione. Eppure la gente prima era felice. La calca in centro, la voglia di divertirsi, il caffè nel bar più costoso. Giacca e cravatta, sigarette, iPhone, palmari, tablet, Mercedes, il party con amici e colleghi di lavoro. Ma non siamo in tempi di crisi?

Forse più che parlare di crisi bisognerebbe parlare di alibi. Negli anni settanta Celentano cantava "Svalutation". Trent'anni dopo siamo ancora qui: stessi problemi, senza soldi ma tutti alla ricerca del vivere perfetto. Quel giorno, quel week-end o quella settimana che li trasforma: da inutili personaggi a persone felici. Forse più che parlare di alibi, bisognerebbe parlare di lamentele. La gente usa sempre le lamentele per tutto, non ha voglia di crearsi un vivere migliore. Eppure vuole plasmarselo, comprando macchine costose, vestiti firmati, cenando nel ristorante più lussuoso della zona.

Dando un'occhiata rapida e veloce, ti accorgi di come tutti stanno cercando di trovare la soluzione nell'apparire. Siamo ogni giorno bomdardati da messaggi di richezza, di benessere, di materialità: si sono persi i valori del Bel Paese? No, forse non ci sono mai stati.
La gente si lamenta, buona solo a fare quello. Però quando c'è l'occasione mette mano al portafogli, porta la famiglia per un gita, affitta quello che è l'essere ma non l'apparire. Perché poi la bolla esplode e si ritorna a lamentarsi.

Spesso basta un giorno. Un giorno soltano per sentirsi vivi. O meglio, basta un giorno per cercare di essere quello che non siamo.

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