La guerra alle nostre porte.

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La guerra alle nostre porte.

Messaggio Da Ospite il Dom Mar 20, 2011 7:05 pm

http://leffemeride.blogspot.com/2011/03/la-guerra-alle-nostre-porte.html

Di Umberto Banchieri

E così ci siamo: a poco più da una decina d'anni dalla guerra del Kossovo il Mediterraneo è di nuovo in guerra (giusto per chiudere un occhio sulle varie guerre che volente o nolente hanno riguardato Israele), nonostante bene o male nella pubblica opinione si fosse ormai radicata la "suggestione" che una guerra alle nostre porte fosse cosa improbabile, se non in qualche scenario apocalittico ed improbabile di super emirato islamico o di una Russia all'attacco dell'Europa o scenari improbabili similari.

E così, mentre stiamo a parlare di questo o quello (alle volte importante, alle volte, il più delle volte ad essere realistici, meno), ci siamo, come Italia, ma anche come Europa, fatti trovare impreparati.

I servizi di intelligence erano troppo focalizzati ad osservare i governi perdendo ogni contatto con la realtà con il tessuto sociale.

Ma quello di cui voglio parlare sono i governi troppo impegnati sui fronti interni per elaborare politiche di grande respiro: dov'è la politica estera dell'UE? Nelle mani delle portaerei americane potrebbero dire i più pessimisti. Dove sono le politiche di cooperazione e sviluppo? Arenate sulle spiagge di Lampedusa?

E prendiamo il caso lampante, per meglio spiegare ciò, dell'Inghilterra: proprio non più di un mese fa metteva a terra i cacciabombardieri Harrier a seguito di una profonda revisione del suo strumento militare (tutto legato a questioni di bilancio, seppur revisione comunque fatta cercando anche una nuova via nella propria strategia), aerei che ora sarebbero utilissimi. Dimostrazione di poca lungimiranza strategica, per molti versi, lungimiranza che comunque pure non manca completamente nella riforma militare inglese.

Ma procediamo con ordine.

Sulla politica estera UE in effetti i passi in avanti fatti rispetto ad un decennio fa sono tangibili, il problema è che si arenano quando le situazioni diventano calde, ovvero si denota una politica estera comune sulle cose (all'apparenza) minori e di scarsa visibilità mediatica ed impatto sull'opinione pubblica, ma tale politica estera comune salta non appena ci sono situazioni di crisi.
Perchè?
Fondamentalmente il problema è uno: elezioni.

A molti è sfuggito, ma in Francia si è votato per le amministrative. Questo non spiega da solo ovviamente l'attivismo francese che ha radici più profonde, ma ha avuto una grande influenza: se non ci fossero state le elezioni c'è da dubitare che il primo colpo sarebbe stato sferrato dalla Francia e avremmo visto un Sarkò così in prima linea.

Perchè la Germania invece si oppone così fermamente? Ci sono ovviamente delle ragioni strategiche di fondo, nonchè delle questioni anche di mera sensibilità dei vari governi ovviamente, ma casualmente sono in corso diverse tornate elettorali per i Land.

Risulta difficile credere che ciò non abbia un peso (come risulta difficile credere che ciò non abbia un peso anche sulla parziale revisione, o per lo meno posticipo, di alcune scelte in fatto di energia nucleare della Germania).

I governi nazionali tendono ad usare la politica estera quindi come clava interna per ottenere consenso e da che mondo e mondo è sempre stato un po così, tant'è che risulta anche difficile contestare con argomenti che scendono nel pratico ciò: in fondo un governo deve pur sempre rispondere di fronte alla cittadinanza.

Il problema non è quindi tanto questo di per sè.
Il governo francese gli aerei li avrebbe lo stesso inviati, solo non con tutte queste fanfare se non ci fossero state le elezioni.
La Germania si sarebbe sempre opposta, ma magari con posizioni più accomodanti se non ci fossero state le elezioni.
Vedete che il risultato non cambia, quindi di fatto non ci sono all'apparenza problemi.

Il problema è molto più strutturale quindi.

I singoli stati europei palesemente non hanno più un serio potere di influenza sulle questioni a causa del sorgere di nuovi attori: se i paesi arabi e africani singolarmente o attraverso le varie organizzazioni internazionali tipo Lega Araba o Unione Africana si fossero opposti alla operazione probabilmente la Francia non avrebbe mosso un dito realisticamente.

Ma l'attaccamento ad un valido strumento di politica elettorale come è la politica estera impedisce questa integrazione, strumento che permette di spostare molti voti e mobilitare risorse elettorali e mediatiche molto velocemente, ad un costo ridotto per le elitè politiche e spesso senza neanche avere una reale opposizione interna (si veda in Italia).

Così di fatto la politica estera dei singoli paesi sulle crisi (come tali poco gestibili attraverso i lunghi processi diplomatici 'consueti' di cui noi europei siamo maestri sia culturalmente per molti versi, sia istituzionalmente: basta vedere lo stesso funzionamento e storia dell'UE) viene soppiantata non da una organizzazione sovranazionale di cui lo stato fa parte, ma addirittura da uno stato terzo al di fuori (e va da sè che gli stati UE costituiscono una singolarità per la portata dell'integrazione che c'è tra di loro che va ben ben al di là di qualche accordo internazionale, anche istituzionalizzato, come può essere la NATO o l'ONU ad esempio) dell'organizzazione sovranazionale di cui fa parte. Anche il più convinto nazionalista che vede in queste due cose dei mali, in quanto solo la sua nazione è 'giusta', non potrà non convenire che tra le due la prima opzione è sicuramente la più valida, almeno come male minore, ai suoi occhi in quanto la sua nazione ha ancora un po' di voce residuale in capitolo. La seconda opzione invece anche a non vederla come un male sicuramente verrà da storcere il naso.

Se ad esempio le forze armate dell'UE si muovessero all'unisono le capacità dispiegabili domani (ed intendo proprio domani) non sarebbero poi di molto inferiori a quelle USA, ed invece per portare avanti le operazioni contro la Libia (notare che non sto dando un giudizio di valore su queste, la mia è puramente un'analisi) c'è comunque bisogno del supporto statunitense in quanto l'Europa risulta divisa, chi si impegna a volte si impegna solo di facciata e con poche risorse, chi osteggia apertamente e alcuni che si impegnano seriamente.

Così che realisticamente non si potrà mai dire di no ad un ridispiegamento USA sulle basi italiane, anche al di fuori degli accordi NATO o di risoluzioni ONU; questo non vale solo per l'Italia, anche se per l'Italia la cosa diventa particolarmente tangibile, rispetto a paesi come GB, Francia o Germania a causa della sua mancanza di una politica estera chiara ed univoca, unita ad obiettive capacità economiche, militari e politiche inferiori.

Quindi per assurdo per attaccarsi ad una politica elettorale di facile utilizzo e di ampio risalto si finisce per creare un danno ben maggiore: ovvero la riduzione (seppur non in maniera 'ufficiale') della propria sovranità, seppur limitatamente nel nostro caso alle situazioni di crisi (ma non fatevi ingannare dal 'limitatamente', non per questo è meno grave e pericoloso), cosa che diviene ancora più grave e criminosa se si considera che con un po' di impegno e serietà da parte dei governanti (a quelli italiani manco penso perchè risulta difficili chiamarli governanti, perchè per chiamarli così bisognerebbe che governino, male o bene non fa differenza) a questo problema si potrebbe riporvi rimedio in maniera abbastanza indolore e con 'guadagni' che superano le 'perdite', seppur non immediatamente, parliamo di un processo che comunque richiederebbe alcuni anni nel migliore dei casi.

Con guadagni e perdite non intendo in senso economico ovviamente, anche se su un piano secondario si potrebbe anche indicare quello: basta pensare al costo che ogni stato (piccolo o grande) sostiene per sostenere complesse strutture diplomatiche e basta pensare a quanto i costi sarebbero minori se al posto di 27 ambasciate o consolati generali per ogni stato ce ne fosse solo uno.

Comunque c'è anche stato qualche segnale positivo su questo fronte e questo può far ben sperare: l'Europa pur non trovando accordi su come muoversi attivamente per lo meno sulle misure passive (sanzioni, ecc...) ha trovato un accordo generale su cui ci si è mossi, seppur a volte con qualche ritrosia almeno a parole (come per il governo italiano). È pur sempre un buon inizio se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, per di più un inizio neanche tanto scontato e da non sottovalutare, seppur insufficiente data la gravità della situazione che richiedeva prese di posizione più forti.

Sulle politiche di cooperazione e sviluppo c'è da fare un nome su tutti: EUROMED.

EUROMED, che niente vieta che si possa riesumare (anzi, sarebbe cosa da fare ORA e con grandi sforzi), come vi avrà fatto subodorare il termine riesumare è morta senza far tanti giri di parole.

Dimostrazione di quanto per la sponda sul del Mediterraneo (sulla cui definizione geografica ho già citato nel precedente articolo su Ra's Lanuf di cui vi rimando alla lettura) in realtà si sia fatto poco.


E Lampedusa esplode.
Ma è solo l'inizio... non per dare un tocco di catastrofismo, ma anche fossi nelle autorità che amministrano Creta e Ceuta non starei tanto tranquillo...
Avremmo potuto come Europa favorire una transizione democratica, una maggior diffusione della ricchezza.
Non l'abbiamo fatto.
Quel che è stato è stato, però che almeno questo serva da lezione: e sarà una lezione dolorosa per inciso.

Che si chiamino profughi, che si chiami 'pantano libico' (ma ho buone ragioni per credere che forse questo si riesce ancora ad evitarlo, dipenderà tutto da quanto si riuscirà a responsabilizzare internazionalmente ed internamente il governo degli insorti), che si chiami somalizzazione dell'area, che si chiamino guerre civili, che si chiamino diritti umani sarà una lezione, già cominciata, molto dura.

Comunque sia la guerra è di nuovo alle nostre porte: già di per sè questo è dato che dovrebbe far riflettere i più che vedono la guerra come una cosa lontana che non ci può toccare... in fondo in guerra l'unica sicurezza è che non ci sono sicurezze.

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Guerra

Messaggio Da antonioalbano2003 il Dom Mar 20, 2011 10:31 pm

Buonasera ragazzi,la guerra è appena cominciata,non si sa la fine difficile immaginarlo,qui la politica assume un ruolo primario difficile pensar ad una maggioranza spaccata in un paese chiamato Italia eppur anche in questo caso due schieramenti nella maggioranza che son divisi.Questa è una guerra per quali motivi?vi siete chiesti il perchè? 1 guerra civile?2)ricchezza della Libia col petrolio? bè signori miei vi invito a pensarci su questa notte alla luce anche dell'accordo fatto non poco tempo fa con la Libia.Ma è proprio necessario andar in libia e bombardarla?oppure bisognava esser più cauti come dice la Germania Russia Cina lo stesso Bossi???

antonioalbano2003

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Re: La guerra alle nostre porte.

Messaggio Da Ospite il Mar Mar 22, 2011 12:35 pm

Questa è una guerra per quali motivi?

Perchè la gente si spara o usa delle lame o dei bastoni... ovviamente in maniera organizzata e su scala generalizzata e senza badare al singolo che si ha davanti. Se no sarebbe un normale omicidio.

Le motivazioni di una guerra non determinano il fatto che una guerra lo sia o meno.

(cinismo mio, quanto ti stimo!)


2)ricchezza della Libia col petrolio?

Non c'è solo il petrolio a questo mondo, è importante per carità, ma non sopravvalutiamolo in particolare in questo caso.

Geografia e politica, è solo geografia e politica, il resto è solo a corollario o un di più.

L'intero mondo arabo è in subbuglio (che ci sia o meno il petrolio o gas naturale) e la Libia per ora è l'unico paese in cui si è arrivati a livello di guerra civile, questo ha implicazioni strategiche importantissime in un'ottica futura di per sè, al di là che ci sia il petrolio o meno.


oppure bisognava esser più cauti come dice la Germania Russia Cina lo stesso Bossi???

Al di là del fatto che si sia d'accordo o meno sui bombardamenti e sulle posizioni espresse dai vari governi: ma davvero credi che Germania, Russia, Cina e Bossi abbiano tali posizioni per amore di pace?

Germania: dipende strategicamente per i suoi rifornimenti energetici dalla Russia, non ha alcun interesse, neanche geopolitico, nel Mediterraneo... e ci sono le elezioni in questo periodo... ed il governo è traballante.

Russia: un mix di interessi per quel che è il costo del petrolio e gas (se si alza troppo a loro non va bene) e questione di immagine (se non possono essere i primi, allora vanno contro, sopratutto se c'è di mezzo la GB con cui i rapporti sono pessimi).

Cina: ha bisogno di prezzi delle materie prime bassi, molto bassi e per di più se Gheddafi viene delegittimato anche gli altri autocrati che la Cina supporta in tutta l'Africa rischiano di essere delegittimati, i rischi geopolitici per le posizioni della Cina sono alti.

Bossi: alto interesse per quel che riguarda esportazioni di armi alla Libia che ora sono saltate (così come è avvenuto per la Russia, ed in misura minore per la Francia), basta pensare all'Agusta e alla Beretta, nella prima si pensi che uno degli amministratori è il presidente di una delle province amministrate dalla Lega, timore per quel che riguarda di non saper fronteggiare eventuali ondate migratorie per incapacità e debolezza politica (non si riescono neanche a mettere d'accordo le varie regioni sull'accogliere eventuali profughi e migranti anche solo in via provvisoria, tra l'altro numeri irrisori per delle regioni, ma numeri insopportabili per isole come quelle di Lampedusa, ma in Veneto la Lega prende centinaia di migliaia di voti, a Lampedusa se va bene ha un vicesindaco, l'analisi costi-perdite unita ad una bassa capacità di visione non può che portare a certe scelte).

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Re: La guerra alle nostre porte.

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Ven Mar 25, 2011 1:34 pm

ecco un altro articolo "strano", su posizioni decisamente diverse dalle solite.
L'articolo è di piacevole lettura, non argomenta benissimo, ma offre spunti per poter "pensare" alla situazione (e non solamente "aspettare di sapere")
eccovi il link:
http://informarexresistere.fr/il-trucco-libico.html
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Re: La guerra alle nostre porte.

Messaggio Da Ospite il Sab Apr 02, 2011 12:49 pm

Articolo molto interessante, grazie per averlo segnalato! in effetti i giornali e le tv promuovono questa guerra come "necessaria" per far rispettare la risoluzione Onu, che vuole proteggere i civili. in realtà a livello giuridico tutte le azioni di noi paesi occidentali sono state cazzate.. chi è l'Onu per decidere di abbattere Gheddafi così di punto in bianco? dove va a finire la sovranità dello stato? per lo meno doveva esserci un processo per crimini di guerra o crimini contro l'umanità, o qualcosa del genere, tale da spiegare l'accanimento contro Gheddafi. Dire soltanto che "è cattivo e ammazza i suoi nemici" non è sufficiente di per sé.. Tutti gli stati colpiscono i nemici politici, a cominciare dal nostro. Questo non significa che io sia contrario alla rivoluzione libica, ovvero secondo me Gheddafi ha ricoperto per troppo tempo un ruolo di potere enorme, e lo abbiamo sempre trattato fin troppo bene. Tuttavia è profondamente ipocrita aver fatto finta di nulla finora sulle pratiche disumane, le torture e le violazioni ai diritti umani che sono accadute in Libia negli anni (anche grazie ad accordi presi col nostro governo) e poi ora che c'è la guerra civile indignarsi e supportare la rivoluzione.. Se al posto di essere in Libia fosse successo in Italia, i rivoluzionari sarebbero stati dichiarati pericolosi terroristi e attaccati in forze, con l'aiuto magari anche di eserciti alleati (es. gli americani). Credo che Gheddafi debba andarsene, ma l'ingerenza militare dell'Onu è una vera e propria porcata. E' pur vero che non ci si puo' aspettare che Gheddafi se ne vada "dall'oggi al domani", ma la rapidita' con cui sono state sganciate centinaia di missili e bombe su truppe e mezzi militari filo-gheddafi mi dimostra come la priorita' non fosse "proteggere i civili" bensì aiutare i rivoluzionari.

Cosa ben differente da quanto l'Onu fece in Kosovo...l'anno scorso ho visto l'intervista a una sopravvissuta che raccontava come i Caschi Blu fossero stati mandati a protezione della popolazione ma non potessero nemmeno sparare per difendersi a giudicare dagli ordini ricevuti.. ok lì era l'estremo opposto.. ma chi di noi crede veramente che stiamo andando in Libia per "salvare la popolazione"?

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Re: La guerra alle nostre porte.

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