Il federalismo parte... con più tasse

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Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Marcello.DeVita il Ven Ott 08, 2010 7:21 am

Il federalismo parte con più tasse: 2013-2015 triplica l’addizionale Irpef

Il federalismo parte con un aumento delle tasse. Non è uno scoop, sta scritto nel comunicato ufficiale dell’ultimo Consiglio dei ministri. Ma nessun tg della sera troverà tempo e modo per dirvelo con parole chiare. Sentirete di “autonomia impositiva”, al massimo di “addizionale”. Così niente vi verrà formalmente nascosto, ma nulla vi verrà chiaramente spiegato. Nel nostro piccolo lo facciamo, documenti del governo alla mano.

Oggi ciascun contribuente italiano paga, oltre che le tasse al governo centrale, altre tasse ai governi Regionali. Si chiama “addizionale Irpef” e varia da Regione a Regione, il massimo richiesto e incassato è uno 0,9 per cento dell’Irpef pagata allo Stato centrale. Irpef totale che è la risultante dell’incrocio tra reddito totale percepito a aliquote progressive appunto dell’Irpef. Mettiamo questa risultante faccia ventimila euro l’anno di Irpef da pagare, l’addizionale che si paga alla Regione è al massimo di 180 euro. Per finanziare le Regioni che con il federalismo fiscale dovranno diventare “responsabili” delle entrate e della spesa (ora spendono con la certezza quasi matematica che lo Stato centrale alla fine paga) l’addizionale Irpef sale all’uno e quattro per cento nel 2013, al due per cento nel 2014 e al tre per cento nel 2015. Insomma, nel triennio 2013-2015 è previsto che l’addizionale da pagare triplichi: i 180 euro dell’esempio appena fatto diventano 540 euro da pagare. Che crescono in proporzione al reddito.

Il complesso di leggi e provvedimenti che introducono il federalismo fiscale dice che questo aumento è previsto ma non automatico. I Governatori delle singole Regioni potranno aumentare l’addizionale Irpef nella misura descritta. Ma potrebbero anche decidere di non farlo. Non dipenderà ovviamente dalla loro “bontà”, dipenderà dalle condizioni di bilancio delle Regioni. Senza debito e con i conti a posto non lo faranno. Indebitati e in deficit lo faranno di sicuro. La condizione finanziaria delle Regioni dice che gran parte delle Regioni e dei Governatori lo faranno. Altre addizionali incassano le Regioni su altro tributo, l’Irap che riguarda soprattutto le aziende. I Governatori potranno diminuire l’Irap se non aumentano l’Irpef. Il meccanismo contrario non è previsto. Insomma non potranno tassare di più il lavoro dipendente favorendo quello autonomo. Ma non potranno chiedere al lavoro autonomo tasse per diminuire il peso fiscale su quello dipendente.

L’aumento dell’addizionale Irpef a vantaggio delle Regioni è un fatto, è una decisione governativa. C’è poi anche una “intenzione” del governo, per ora solo un’intenzione anche se ufficialmente avanzata. L’intenzione è quella di abbassare le aliquote Irpef, ma nessuno ha detto né quando né quanto, per compensare la triplicazione dell’addizionale regionale. Se non si fa questo infatti le aliquote Irpef, il quanto si paga, cresceranno di fatto nel triennio 2013-2015. E sarà, diciamo sarebbe se “l’intenzione” del governo diventerà anch’essa un fatto, un bel “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Ce la può fare il governo entro il 2013 ad abbassare le aliquote Irpef per compensare l’aumento di tasse già deciso per finanziare le Regioni diventate federali? Nessuno lo sa, nemmeno Tremonti. Dipende dalla ripresa economica, se arriva e quanta arriva. Con un incremento annuale del Pil pari al tre per cento ce la può fare di sicuro, con il 2 per cento ce la può fare a stento. Sotto il due per cento non ce la può fare. Quale sarà l’aumento del Pil nel 2013? Nessuno lo sa, oggi viaggia intorno all’uno per cento, meno della metà di quel che serve. Il governo ce la può fare a “compensare” anche se diminuisce la spesa pubblica, almeno di un paio di punti di Pil. Spesa pubblica che negli ultimi anni, quelli della stretta di Tremonti contro cui molti mormorano nel paese, nell’opposizione e pure nel governo, è stata contenuta, fermata ma non ridotta. Il governo ce la può fare a compensare se l’Europa rinuncia a volere quello che ha già chiesto: un rientro progressivo dal debito pubblico, dal 119 per cento del Pil in direzione del 60 per cento in venti anni. Se il Pil…Se la spesa…Se l’Europa…La “compensazione” è una buona intenzione e un obiettivo difficile, l’aumento, la triplicazione della tassa regionale è un fatto.

E allora vuol dire che il federalismo fiscale è una cosa sbagliata? Tutt’altro. Solo che è una cosa costosa almeno all’inizio. Costa soldi, cioè tasse, che potrebbero perfino essere soldi “benedetti” se il ceto politico e amministrativo delle Regioni che saranno federali cambierà natura e connotati dello spendere. Dello spendere in cambio di voti. Altrimenti il federalismo fiscale, cosa buona e utile se ceto politico e società civile dismettono l’attuale scambio tra denaro pubblico e consenso, finanzierà nuovo deficit con nuove tasse, quelle Regionali appunto. E quelle Comunali di cui alla prossima puntata.

http://www.blitzquotidiano.it/economia/federalismo-tasse-irpef-addizionale-triplicata-regioni-581205/

Per sapere che cos'è NDE: http://www.nuovademocraziaeuropea.eu


Ultima modifica di Marcello.DeVita il Lun Ott 11, 2010 8:26 am, modificato 1 volta
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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Ven Ott 08, 2010 4:15 pm

marcello ha detto:
"se il ceto politico e amministrativo delle Regioni che saranno federali cambierà natura e connotati dello spendere. Dello spendere in cambio di voti."

io ho dei grossi dubbi che il ceto politico attuale possa cambiare natura, puo' al massimo cambiare la pelle come ha fatto da sempre, ma la natura e' impossibile.
per cambiare la natura del ceto politico e' necessario cambiare fisicamente i personaggi. e per fare questo e' prevedibile un periodo di tempo molto piu' lungo e percio' incompatibile rispetto ai tempi di attuazione del federalismo.
io credo che i paesi con un sistema federale abbiano una cultura diversa da noi quindi e' palese che prima di avere un paese veramente federale, dovremo avere un processo culturale che ci porti nella condizione di poter cogliere gli aspetti positivi del federalismo.
qiundi oggi dobbiamo pensare in un'ottica di, quanto tempo occorrera' per cambiare realmente l'attuale ceto politico ed in funzione di questo quale impatto potra' avere l'aumento autonomo delle imposte rispetto alla capacita' di sopportazione degli italiani.
mi chiedo inoltre, quali saranno le regioni federali che poranno avere nel lungo periodo diciamo
c.a. 15/20 anni piu' benefici rispetto a chi avra' invece meno risorse?
questo credo che sia il vero problema.

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Il federalismo una "rapina" nei confronti delle popolazioni del Centro Sud

Messaggio Da rodolfobava il Mar Ott 19, 2010 2:51 pm

Forse nessuno, nel nostro Paese, si pone questa domanda: nel varare il federalismo fiscale, voluto e preteso dal Ministro on. Umberto Bossi: come sarà? "Caritatevole", verso il Sud, affermano alcuni politici. Pensiamo, invece, che sarà "predone"perchè da sempre il ricco Nord attinge parte della propria ricchezza dal povero Sud. Premettiamo, per non essere tacciati di partigianeria, che, nel Sud, purtroppo, sono state dilapidate ingenti somme di danaro, nel corso di alcuni decenni, con scarsi risultati. Diciamo, anche, che numerosi industriali, o pseudo industriali del Nord, siano apparsi nelle varie regioni meridionali, nel corso degli ultimi anni, al fine dei usufruire della Legge 488; per, poi, "sparire", lasciando capannoni vuoti, nelle varie zone industriali. Risultando, così, dei "prenditori" e non degli "imprenditori". Gente disonesta, quindi, sia al Sud che nel Centro - Nord. Ora, cercheremo di dimostrare il perchè della ricchezza del Settentrione. E' molto semplice: perchè noi siamo una "colonia" del Nord. Vale a dire: compriamo, consumiamo ed utilizziamo buona parte di ciò che il Nord produce. Qualche esempio: la Fiat di Torino quante diecine di migliaia di auto e di autocarri vende nel Sud d'Italia? PERO', PUR REGISTRANDO UTILI, NELLE REGIONI MERIDIONALI,LE ALIQUOTE IRAP ED IVA, ( ED ANCHE IRPEF SE ANZICHE' DI SOCIETA' SI DOVESSE TRATTARE DI PERSONA FISICA, RIFERENDOCI A DITTE INDIVIDUALI)) VENGONO VERSATE NELLE CASSE REGIONALI DEL PIEMONTE. E perchè? PERCHE' DETTA SOCIETA' HA LA SEDE LEGALE IN QUELLA REGIONE. Ma che giustizia sociale è mai questa? Lo stesso dicasi per altre diecine di case automobilistiche straniere, tutte con le loro sedi sociali nel Nord.
Ed i vari centri commerciali, disseminati un pò ovunque - tipo Carrefour e Auchan - avendo le sedi nel territorio settentrionale, versano lì le aliquote Irap ed iva.
Identica cosa per le Case Farmaceutiche, per le Società di Assicurazioni, per le Società petrolifere, per i costruttori di elettrodomestici, per le finanziarie, per qualsiasi altra ditta che vende prodotti nel profondo Sud.
Pensiamo, e cercheremo di dimostrare, che il Nord appare "predone", forse a sua insaputa (ad eccezione di Bossi), appropriandosi di danaro che dovrebbe, invece, rimanere nel Sud. Ed, ora, qualche esempio. Piuttosto "eclatante".
Al largo del mare della città di Crotone, da ormai trenta anni, l'Eni (attraverso l'Agip), estrae gas metano, immettendolo nella rete nazionale. Si tratta di un quantitativo considerevole : giornalmente, circa sei milioni di mc. Ovvero: il 20 per cento della produzione nazionale. Per gli utili conseguiti in Calabria, l'Eni (o Agip) versa le aliquote IRAP ed IVA alla regione Lombardia, per il fatto che la Sede legale si trovi a Milano.
Inoltre, con tale produzione, l'Eni addebita alla clientela e ricava, per Iva, milioni di euro, versando, a federalismo approvato, un'aliquota di detta Iva (pagata dai cittadini calabresi e del centro sud, ) alla Regione Lombardia (detta Regione avrebbe già votato una legge regionale del genere). Ebbene: è giusto tutto ciò? Per il Ministro Bossi senz'altro sì.
Perchè sarà stato l'unico politico a leggere, con attenzione, i nostri rilievi ( inviati al Capo dello Stato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere e del Senato, ai Ministri, ai Sottosegretari, a molti uomini politici di primo piano ) .
Infatti, si è premurato di smembrare la Società Eni, settore Idrocarburi, in tre società: una per il nord, una per il centro ed una per il Sud.
In modo che quella per il Nord, e per il Centro, con sedi nel Veneto, possano beneficiare delle aliquote Irap ed Iva.
Mentre, per quella da realizzare nel Sud, ha previsto la sede operativa in Calabria, mentre la sede legale ad Ortona, rivelando,ancora una volta, l'on. Bossi, il suo odio nei confronti del Sud.
A tal punto, ci domandiamo: ma è giusto tutto ciò? Non si tratta di una vera ingiustizia? E così stando le cose, il federalismo non avvantaggerà soltanto le regioni settentrionali?
Ma, ad operare, non vi è soltanto l'Eni in Calabria. Altre industrie ed attività "straniere" esistono: da Gioia Tauro a Tropea; da Strongoli a Cetraro. Ma un pò in tutto il Sud: dalla Sicilia (con Priolo, Gela, Siracusa, Catania etc.) alla Puglia (con Taranto, Brindisi etc.); dalla Lucania (con Pisticci, Corleto, Ferrandina, Melfi etc.) alla Campania (con Napoli , Salerno etc.). Tanto per citare alcuni esempi. A tal punto, è sin troppo chiaro che IL FEDERALISMO FISCALE DOVREBBE TENERE CONTO DEL FATTO CHE UN'INDUSTRIA DOVREBBE ESSERE TENUTA A VERSARE UN'ALIQUOTA IRAP, E FORSE ANCHE IVA, NELLA ZONA DOVE OPERA E NON GIA' NELLE CASSE DELLA REGIONE DOVE E' UBICATA LA SEDE LEGALE.
DOVREBBERO RISULTARE DEI DIRITTI PER LE REGIONI MERIDIONALI. Diritti che farebbero camminare le regioni del Sud con le proprie gambe e non già con le stampelle sgangherate elargite dal Governo Centrale. La Sicilia, la Calabria e la Lucania -" ricche" di petrolio e di gas metano - diverrebbero prospere incassando le aliquote Irap ed Iva, da parte dell'Eni in Calabria ed in Sicilia e la Total, ed anche l'Eni, in Lucania. Diversamente, le regioni del Sud dovrebbero continuare vergognosamente ad elemosinare del denaro dal Governo Centrale; quel denaro che, moltiplicato per cento o per mille, dovrebbe spettare di diritto.
Del resto, Il GOVERNO, spesso e volentieri, PERSEGUE ALCUNI CITTADINI, i quali, PER EVADERE IL FISCO, stabiliscono la residenza all'estero pur vivendo in Italia. Parallelamente DOVREBBE AVVENIRE PER LE SOCIETA' CHE OPERANO ALL'ESTERNO DELLA PROPRIA SEDE SOCIALE OBBLIGANDOLE A VERSARE LE ALIQUOTE NELLE SEDI DOVE OPERANO, PRODUCONO E GUADAGNANO.
Questo sì che SAREBBE federalismo. E non già quello "rapace" voluto e preteso dall'on. Bossi. Oppure, bisognerebbe ritornare al passato, incamerando il Governo centrale tutti i balzelli pagati dai cittadini, per poi distribuirli equamente alle varie regioni, secondo le varie necessità.
Ripetiamo: E' UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA SOCIALE VALUTARE BENE LE RIPERCUSSIONI DEL FEDERALISMO, AL FINE DI POTERE FORMULARE, CON EQUITA' I PROSSIMI DECRETI ATTUATIVI.
Altrimenti il Sud continuerà a risultare la cenerentola d'Italia per esclusiva colpa della classe politica sopratutto meridionale, lontana dalle necessità delle persone.
E proprio alla vigilia dei festeggiamenti previsti per la ricorrenza dei 150 anni dall'unificazione d'Italia. Centocinquanta anni or sono smantellarono industrie (come le Ferriere di Mongiana, in Calabria) ed altre attività per trasferirle al nord. Oggi giorno godranno di beni immateriali. Ovvero di aliquote Irap ed Iva, ricavate nel Sud, ma trasferite al nord soltanto perchè le sedi legali delle maggiori società italiane si trovino lì ubicate.
Quali meravigliose opportunità per il Mezzogiorno d'Italia!
Rodolfo Bava
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Precisazione ai rilievi suddetti di Rodolfo Bava

Messaggio Da rodolfobava il Mar Ott 19, 2010 2:57 pm

N.B. - A differenza di quanto asserito nella "nota", l'Iva va invece versata, secondo le ultime decisioni governative, nelle regioni dove viene emessa la fattura. Ecco, ora dobbiamo insistere affinchè ciò avvenga anche per l'Irap. E' un assurdo che debba essere versata, anche se l'Irap viene ricavata nelle regioni del Centro Sud, nelle regioni del Nord, soltanto perchè lì siano ubicate le loro sedi legali. E' una questione di giustizia sociale.
Rodolfo Bava

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Mar Ott 19, 2010 7:32 pm

rodolfo bava dice che le grandi aziende avendo le sedi nel territorio settentrionale, versano lì l'aliquota Irap.
sottraendola al sud.
io non credo che il gettito dell'irap suddiviso per le singole regioni sia tale da capovolgere i bilanci delle regioni del sud e farle prosperare. anzi penso che in queste condizioni ne aumenterebbe la corruzzione.
Sono convinto che per fare in modo che il sud cammini da solo deve poter sfruttare le risorse del proprio territorio sviluppando una economia in armonia con se stesso. faccio un esempio: se in calabria ci sono centinaia di km. di costa, andrebbe sviluppato il turismo di massa costruendo aeroporti, collegamenti autostradali ,
strutture alberghiere, stabilimenti balneari, villaggi turistici, ecc. che permettano ai turisti stranieri del pianeta di poter godere in modo semplice e comodo le bellezze del mare di calabria. poi per esempio, la calabria ha anche molti prodotti tipici e tradizionali, bene mettiamo delle condizioni affinche' gli imprenditori locali abbiano molte agevolazioni per le loro attivita' industriali e artigianali. quindi parliamo di piccola e media industria e piccola e media impresa diffusa sul territorio in modo capillare. quindi non certo mega stabilimenti industriali che devono fare la concorrenza per esempio alle imprese tedesche , perche' abbiamo perso in partenza. quando mai si e' visto un italiano in italia che produce piu' di un tedesco in germania ?
e' risaputo che non c'e' competizione l'italiano al massimo e' piu' creativo quindi e' meglio che faccia quello che sa' fare meglio. ed e' questo il problema "far fare agli italiani quello che sanno fare meglio nel proprio territorio"
se riuscissimo a fare questo alle regione del federalismo e dell'irap non importerebbe piu' di tanto in quanto ognuna avrebbe una economia a se'.

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Mi spiace, alcuni rilievi sono inesatti

Messaggio Da rodolfobava il Mer Ott 20, 2010 5:18 am

Mi spiace molto, Mimmo; ma non posso condividere alcuni tuoi rilievi. Forse, non avrai letto con molta attenzione ciò che ho scritto. Basterebbe l'Irap della Società Eni che "succhia" al largo della città di Crotone, in Calabria, milioni di mc di gas metano al giorno per impinguare le casse della regione Calabria.
Perchè mai - mi domando - questo denaro deve essere dirottato verso le casse della regione Lazio, trovandosi a Roma la sede dell'Eni? Per me è ingiusta questa metodologia. E, poi, l'altro tuo rilievo: maggiori entrate favorirebbero l'aumento della corruzione. E perchè nel Nord del nostro Paese non esiste la corruzione?
Approvo, invece, pienamente il tuo commento relativo alle necessità di infrastrutture ed alle enormi possibilità di sviluppo che ha la Calabria disponendo di 430 chilometri di coste. Alle infrastrutture dovrebbe provvedere il Governo Centrale, alla valorizzazione delle coste la Regione Calabria. E questa regione per potere attuare sviluppo dovrebbe disporre delle aliquote Irap delle migliaia di aziende che, in Calabria, operano ed ottengono utili.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Mer Ott 20, 2010 6:09 am

Sulla questione delle sedi delle industrie vorrei solo far notare che non si può obbligare un'azienda a spostare la propria sede a seconda di dove ha le produzioni, anche perchè l'ENI, come moltre altre aziende, come produce in molte regioni del sud produce anche in molte regioni del nord (ed in questo caso anche all'estero) e comunque sui siti di produzione paga tasse agli enti locali dove i siti si trovano (anche se c'è un contenzioso aperto sul fatto che le piattaforme al largo delle coste rientrino nella giurisdizione degli enti locali), aggiungerei anche che l'ENI per come è strutturata dubito che pagherebbe le sue tasse, in caso di federalismo fiscale, esclusivamente alla città o alla regione dove ha la sede, ma continuerebbe a pagare le tasse (tra l'altro l'IRAP così a naso, dovrei documentarmi, non dovrebbe neanche essere la principale tra le tasse che gravano sull'ENI) in maniera ripartita per i luoghi di produzione.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Mer Ott 20, 2010 6:19 pm

scusa, rodolfo io mi riferivo solo alla quota dell'irap territoriale nel senso che soltanto il corrispettivo dell'irap relalivo ai costi (l'irap credo che sia una tassa annua sui costi non sui ricavi)sostenuti all'interno della regione venissero versati alla regione stessa. non parlavo certamente dell'irap totale del bilancio dell'eni.
Poi per quanto riguarda il discorso della corruzzione, e' evidente che la corruzzione esiste da sempre e dappertutto, come la prostituzione, fa' parte della natura umana nessuno lo puo' negare, anzi e' risaputo che piu' soldi ci sono maggiore e' il fenomeno. quindi sui volumi stravince sicuramente il nord. volevo soltanto dire che al sud allo stato attuale con pochi controlli, aumentando i flussi finanziari di pari passo aumenterebbe anche il fenomeno della corruzzione. (diciamo che e' quasi un'ovvieta')
ma non e' mia intenzione aprire una discussione sul fenomeno della corruzzione perche' l'argomento e' talmente importante e vasto che richiede un capitolo a se' che penso dovremo inevitabilmente affrontare per trovare delle soluzioni appropriate.
ciao
mimmo.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Mer Ott 20, 2010 6:53 pm

quoto umberto

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Necessaria la GIUSTIZIA SOCIALE !!!

Messaggio Da rodolfobava il Gio Ott 21, 2010 5:01 am

Caro Umberto,
giustizia sociale vorrebbe che non si debbano impinguare le casse delle regioni ricche a danno delle regioni povere. Certo, sarebbe piuttosto complicato (ma non impossibile con i mezzi attuali) pensare che una grossa azienda possa aprire 20 o 50 sedi legali.
Però, caro Umberto, è possibilissimo (del resto, si faceva così prima) che l'Irap possa essere introitata totalmente dal Ministero del Tesoro, o non so da chi,
per poi essere distribuita secondo il numero degli abitanti di ogni regione.
Questa, sì, che sarebbe GIUSTIZIA SOCIALE !!!

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Gio Ott 21, 2010 10:14 am

Per quel che riguarda il problema da te sollevato come giustamente mi pareva il problema non si pone in quanto l'IRAP si versa in maniera proporzionale tra le varie regioni dove la azienda opera.

http://shop.wki.it/documenti/30202074_DEM.pdf (da pag 3 in poi)

E comunque aprire sedi legali (possibilmente in rispetto della legge) ha un costo, sopportabile forse da una grande azienda, ma non da una PMI, tanto più allo stato attuale.

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Inesatto ciò che afferma Umberto Banchieri?

Messaggio Da rodolfobava il Ven Ott 22, 2010 2:11 pm

Penso, forse, di non essere stato "sconfitto". Il D.M. 11 settembre 2008 - secondo la mia interpretazione - interessa imprese che operino "materialmente" con lavori in più regioni, in possesso di più domicili fiscali. E non certo le grosse società - ho fatto l'esempio di Fiat, Eni, Telecom,, Enel etc etc. etc. - che hanno le loro sedi legali al Nord, con un unico domicilio fiscale, ma vendono in tutta Italia.
In questi casi, l'Irap (abbastanza sostanziosa) viene (o verrebbe?) indirizzata verso le casse delle regioni settentrionali dove sono ubicate le loro sedi legali.
Ho chiesto "lumi" a due commercialisti della mia città, i quali sostengono che la mia tesi sarebbe quella valida.
Sei hai la possibilità - caro Umberto - di documentarmi il contrario, fallo. Mi eviterai di continuare una battaglia...alla donchisciotte..iniziata numerosi mesi or sono.
Molte cordialità e grazie per la tua collaborazione.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Ven Ott 22, 2010 5:44 pm

Non saprei ribatterti in maniera organica, non sono un commercialista ne un profondo conoscitore della materia Wink

però visto che stai parlando di produzioni (in questo caso stabilimenti per la estrazione di materie prime, così come l'ENEL ha centrali elettriche che impiegano dipendenti stabilmente impiegati sul territorio e terreno in grande quantità) e non di vendita di prodotti direi che ricadiamo completamente in ciò che dico io, se parliamo di vendita (ma d'altronde non vedo perchè la FIAT dovrebbe pagare l'IRAP alla Val d'Aosta per le macchine vendute dai suoi concessionari in tale regione per fare un esempio) per l'appunto allora è un'altra cosa, però magari sbaglio sia mai detto...

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federalismo si, federalismo no

Messaggio Da elvio il Mar Gen 18, 2011 11:36 am

Il problema del federalismo è come lo si affronta. Mi spiego: il federalismo, come sapete, da indipendenza alle regioni, soprattutto un' indipendenza economica. In Italia, cosi' come in tutto il mondo, esistono regioni piu' ricche economicamente, regioni che puntano piu' sul turismo che sugli altri settori. Le regioni italiani sono molto differenti fra loro non solo per quanto riguarda la loro economia, ma anche per popolazione, risorse geografiche; di conseguenza è anche differente la loro forza economica. Molte regioni italiane ,a mio parere, non sono pronte per tale passo, anche perchè starebbe agli amministratori della regione far evolverla, farla sviluppare economicamente, scolasticamente, legislativamente,culturalmente, ecc. Cio' è molto complicato soprattutto se si parte con una partizione differente del denaro pubblico tra le varie regioni e, soprattutto, prendendo la mia regione (Campania) e i suoi attuali amministratori, dopo i gravi e squallidi risultati con la gestione dell' immondizia, Dio solo sà cos' altro potrebbero combinare con un probabile avvento del federalismo. Concludo dicendo che il federalismo non è qualcosa di negativo, anzi è una proposta di legge che puo' far avanzare la propria nazione, ma qualcosa in cui l' Italia non è pronta, causa soprattutto la casta politica attuale. Un ottimo federalismo, vedi quello tedesco, si potrebbe ottenere solo con principi puri, come quelli di nuova democrazia europea.

Un saluto

elvio
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FEDERALISMO

Messaggio Da Sciopero psicologico il Mer Gen 19, 2011 5:05 pm

Penso che il FEDERALISMO sia un passo necessario e di giustizia per il Nostro paese.
D'altronde si sente che la gente intorno a noi lo deisdera.
Le regioni del Nord più produttve il linea di massimo lo desiderano da molto.
Io penso che sia una cosa eccelente per L'ITALIA ma penso anche che la cosa più giusta al mondo se la si mettesse in atto con tempi sbagliati si potrebbero creare grandi danni.
Infatti, essendo sicuro che non sia più sostenibile che ROMA finanzia le regioni in base a quanti soldi hanno speso l'anno precedente e che non ci sia una gestione d'impresa di queste regioni molto lontano non si possa andare.é anche vero, però che, se dall'oggi al domani si inizia ad attuare questa riforma ci saranno delle regioni che fallirebbero.
Già oggi il comune di Napoli non vede un futuro roseo, e se si pensasse di attuare il federalismo non sò come la regione Campania possa aiutarlo. La questione è importante e come tale bisognerebbe trattarla. Quindi secvondo me, bisognerebbe rigenerare la giunta regionale e comunale delle regioni e cercare con questi nuovi MANAGER e non politicanti di 60 anni di indirizzare le regioni ad un autonomia d'impresa. Quindi portare tutte le regioni a massimizzare i loro talenti regionali e specializzarsi in nuove materie. Avere ottime persone al bilancio per tagliare spese/truffe perpretate da anni e gestire dei pool di finanzieri per stanare le varie evasioni che ogni giorno accadono intorno a Noi.
Per tutto questo è necessario del tempo ma bisognerebbe iniziare per step.
Infine per quanto riguarda l'IRAP vorrei dare intanto la definizione :
L’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è un’imposta locale che si applica alle attività produttive esercitate in ciascuna regione. Significa quindi che deve essere pagata solo da chi svolge attività d’impresa e non dalle persone fisiche.per calcolare l’IRAP occorre determinare il “guadagno” dell’anno di riferimento, più precisamente il valore della produzione netta derivante dall’attività esercitata. Ossia occorre sottrarre dai ricavi, i costi dell’esercizio. Dopo ciò si avrà l’utile al lordo d’imposta. Su questo valore va calcolato l’IRAP, la cui aliquota è attualmente del 3,9%. Pertanto la FIAT è giusto che paghi quest'imposta nella sua regione di residenza ma è ovvio che il concessionario che effettuerà la vendita del bene tipo in Puglia pagherà la sua IRAP appunto in Puglia. Si può considerare invece che l'ENI nei paesi dove reperisce risorse, debba pagare ingenti tasse sull'estratto e sull'utilizoo del suolo. Questi fondi vanno ovviamente alle regioni di riferimento. Comunque un bell'esempio del nostropaese è quello dell'utilizzo da parte di ACQUA VERA delle falde di Agrigento.
Qui caro Rodolfo i coniglieri regionali comunale e anche gli uscieri hanno fatto passare una legge indenna dove da la possibilità a questa multinazionale NESTLE' di pagare una sciocchezza sui litri di acqua estratta. Ti assicuro che il deprezzamento di questa tariffa è eclatante, in pratica non paga nulla. Ovvio che poi l'acqua imbottigliata viene venduta a prezzi folli in tutta italia.
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federalismo sprecale

Messaggio Da Ospite il Mar Feb 01, 2011 9:42 pm

Ospite ha scritto:marcello ha detto:
"se il ceto politico e amministrativo delle Regioni che saranno federali cambierà natura e connotati dello spendere. Dello spendere in cambio di voti."

io ho dei grossi dubbi che il ceto politico attuale possa cambiare natura, puo' al massimo cambiare la pelle come ha fatto da sempre, ma la natura e' impossibile.
per cambiare la natura del ceto politico e' necessario cambiare fisicamente i personaggi. e per fare questo e' prevedibile un periodo di tempo molto piu' lungo e percio' incompatibile rispetto ai tempi di attuazione del federalismo.
io credo che i paesi con un sistema federale abbiano una cultura diversa da noi quindi e' palese che prima di avere un paese veramente federale, dovremo avere un processo culturale che ci porti nella condizione di poter cogliere gli aspetti positivi del federalismo.
qiundi oggi dobbiamo pensare in un'ottica di, quanto tempo occorrera' per cambiare realmente l'attuale ceto politico ed in funzione di questo quale impatto potra' avere l'aumento autonomo delle imposte rispetto alla capacita' di sopportazione degli italiani.
mi chiedo inoltre, quali saranno le regioni federali che poranno avere nel lungo periodo diciamo
c.a. 15/20 anni piu' benefici rispetto a chi avra' invece meno risorse?
questo credo che sia il vero problema.
L'italia non ha bisogno del federalismo fiscale ma ci vuole solo un severo controllo delle risorse che lo stato da alle regioni.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da angela.hushi il Mer Feb 02, 2011 9:42 am

gennaro.ambrosio ha scritto:
Ospite ha scritto:marcello ha detto:
"se il ceto politico e amministrativo delle Regioni che saranno federali cambierà natura e connotati dello spendere. Dello spendere in cambio di voti."

io ho dei grossi dubbi che il ceto politico attuale possa cambiare natura, puo' al massimo cambiare la pelle come ha fatto da sempre, ma la natura e' impossibile.
per cambiare la natura del ceto politico e' necessario cambiare fisicamente i personaggi. e per fare questo e' prevedibile un periodo di tempo molto piu' lungo e percio' incompatibile rispetto ai tempi di attuazione del federalismo.
io credo che i paesi con un sistema federale abbiano una cultura diversa da noi quindi e' palese che prima di avere un paese veramente federale, dovremo avere un processo culturale che ci porti nella condizione di poter cogliere gli aspetti positivi del federalismo.
qiundi oggi dobbiamo pensare in un'ottica di, quanto tempo occorrera' per cambiare realmente l'attuale ceto politico ed in funzione di questo quale impatto potra' avere l'aumento autonomo delle imposte rispetto alla capacita' di sopportazione degli italiani.
mi chiedo inoltre, quali saranno le regioni federali che poranno avere nel lungo periodo diciamo
c.a. 15/20 anni piu' benefici rispetto a chi avra' invece meno risorse?
questo credo che sia il vero problema.
L'italia non ha bisogno del federalismo fiscale ma ci vuole solo un severo controllo delle risorse che lo stato da alle regioni.
anche io ho forti dubbi che serva a tanto da noi hanno tolto l'ICI sulla prima casa è hanno aumentatto i rifiuti del 15% è il federalismo serve per questo solo per aumentare le tasse come s'è non fossero già alte cosi
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SUD e federalismo fiscale

Messaggio Da baronepippo il Dom Feb 13, 2011 10:34 am

Caro rodolfobava hai colto nel segno, non solo hai perfettamente ragione, ma di materiale a quanto hai detto se ne può aggiungere, come l'inversione degli investimenti, esempi: In Sicilia malgrado una sovraproduzione di energia e la regione dove l'ENEL ha investito meno, lasciando una rete elettrica tra le più obsolete, vanificando anche investimenti finanziati dall'europa sull'eolico, solare, ecc. ecc. vanificando l'energia alternativa.
Le ferrovie non ne parliamo siamo li sul ridicolo, un'esempio del malaffare del nord e quel carrozzone dell'ACI, pagato e sopratutto finanziato dal sud, spende e spande al nord, vedasi formula uno per capire e operazioni varie. Perfino tutta la spesa militare e nelle mani del nord malgrado la guerra fredda non esista più è tutto centralizzato al nord. Non tocchiamo le truffe del nord ne ricordo una quella di Tanzi ebbene una sola di queste coinvolge cifre da bilancio dello stato, dove nemmeno trentanni di deprecabile mafia siciliana coinvolgono tali somme. Di queste se ne stili un'elenco ti rendi conto che il malaffare del nord è più da colletto bianco, più invisibile alla gente comune ma da numeri proibitivi. Fate un bilancio della cassa integrazione degli ultimi 30 anni e vedrete quanto il nord ha ricevuto come aiuto dallo stato, fate un bilancio delle acquisizioni IRI in termini di percentuali quando le industrie fallivano al SUD le chiudevano e al nord le assorbivano, ecc. ecc. Il federalismo ci tengono a farlo, bene che il sud si svegli, le tasse che pago per i servizi di cui ho bisogno devono rimanere dove li pago e dove mi fornite il servizio, Energia elettrica, Assicurazioni, Banche, Noleggi, Leasing, Trasporti ecc. ecc. se si fa cosi non è detto che il SUD ci perda, i numeri sono spietatamente favorevoli. Inoltre oltre al Federalismo Fiscale bisogna anche a cominciare a parlare del Federalismo degli Investimenti, uno stato che rappresenta tutti non può investire in maniera disomogenea tra nord e sud, tolti gli stereotipi del sud sprecone proviamo a guardare nelle cifre e nelle leggine fatte, si vedrà un'altra Italia.
Concludo complimentandomi con Rodolfo Bava che ha sollevato una questione di vitale importanza che passa in sordina dai media, di una classe politica inetta che non ha ancora capito un cavolo di federalismo lo pronunciano solo per riempirsi la bocca, frase ad effetto.
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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da maffuci il Dom Feb 13, 2011 11:19 am

gennaro ambrosio ha scritto:


Ospite ha scritto:

marcello ha detto:
"se il ceto politico e amministrativo delle Regioni che saranno federali cambierà natura e connotati dello spendere. Dello spendere in cambio di voti."

io ho dei grossi dubbi che il ceto politico attuale possa cambiare natura, puo' al massimo cambiare la pelle come ha fatto da sempre, ma la natura e' impossibile.
per cambiare la natura del ceto politico e' necessario cambiare fisicamente i personaggi. e per fare questo e' prevedibile un periodo di tempo molto piu' lungo e percio' incompatibile rispetto ai tempi di attuazione del federalismo.
io credo che i paesi con un sistema federale abbiano una cultura diversa da noi quindi e' palese che prima di avere un paese veramente federale, dovremo avere un processo culturale che ci porti nella condizione di poter cogliere gli aspetti positivi del federalismo.
qiundi oggi dobbiamo pensare in un'ottica di, quanto tempo occorrera' per cambiare realmente l'attuale ceto politico ed in funzione di questo quale impatto potra' avere l'aumento autonomo delle imposte rispetto alla capacita' di sopportazione degli italiani.
mi chiedo inoltre, quali saranno le regioni federali che poranno avere nel lungo periodo diciamo
c.a. 15/20 anni piu' benefici rispetto a chi avra' invece meno risorse?
questo credo che sia il vero problema.

L'italia non ha bisogno del federalismo fiscale ma ci vuole solo un severo controllo delle risorse che lo stato da alle regioni.

hai proprio ragione. il federalismo non e' una necessita' dell'italia in quanto ci vorrebbe un severo controllo delle risorse che lo stato da' alle regioni e della spesa pubblica in generale. Ma visto che non e' possibile e non c'e' modo di riuscirvi basta guardare tutta la nostra storia recente degli ultimi anni, il federalismo potrebbe essere visto come una piccola rivoluzione che ridistribuisce le risorse a chi le produce, ma come tutte le rivoluzioni incidono nel profondo del tessuto sociale e se l'equazione (piu' federalismo = meno assistenzialismo) e vera , sicuramente ne vedremo delle belle
perche' si apriranno nuovi scenari dei flussi economici, e dei poteri forti e cio' comportera' sicuramente un periodo di grossi cambiamenti.

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Marcello.DeVita il Dom Feb 13, 2011 1:58 pm

Io ho postato l'articolo perchè l'ho trovato interessante, ma non l'ho scritto io.
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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da maffuci il Dom Feb 13, 2011 6:02 pm

scusa mercello ma con tutti i riporti dei post non era intuitivo capirne l'origine, ma rimane il fatto che un articolo che fa' una analisi ed una proiezione futuristica in un arco temporale definito contiene comunque degli elementi interesssanti da considerare per proporre eventuali regole e/o liberizzazioni ad hoc per migliorare la congruita' e ridurre gli squilibri di un eventuale legge sul federalismo. Perche' come ha detto baronepippo:
"se si fa cosi non è detto che il SUD ci perda, i numeri sono spietatamente favorevoli". e io sono pienamente d'accordo (come al solito) quoto baronepippo.

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Parole sante

Messaggio Da baronepippo il Dom Mar 06, 2011 10:47 pm

Delle situazioni che hai spiegato egregiamente, se ne può fare un'elenco molto lungo, come lungo è l'elenco degli investimenti di aziende parastatali verso il nord e assente al sud.
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ma perchè la Calabria non estrae il petrolio in prima persona?

Messaggio Da 62peppe il Mer Mag 11, 2011 2:44 pm

Non sarebbe più conveniente per la Calabria estrarre e commercializzare il petrolio in prima persona, ma gari in società con altri soggetti, ma mantenendo la sede legale in Calabria?
Se si, perchè continua a consentire questa forma di colonialismo?

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La questione meridionale

Messaggio Da Ospite il Gio Mag 12, 2011 12:39 pm

I più illustri meridionalisti ci fanno da sempre presente che il sottosviluppo del SUD dipende in larga misura da scelte Settentrionali. In realtà a determinare il sottosviluppo industriale sarebbe stata la scelta dei governi del Nord Italia di avere nelle regioni meridionale delle pure aree di sbocco commerciale (mercati in cui vendere) e non degli antagonisti sotto il profilo produttivo-industriale. Senza dubbio pesa la completa incapacità da parte degli amministratori della cosa pubblica meridionale di fare autenticamente business. Basti un esempio: prendete il litorale Romagnolo (Centro-Nord), la sua capacità turistica di infrastrutture, mercato del divertimento dalle discoteche agli acqua-park mal si coniuga con bellezze paesaggistiche e costiere locali poco più che mediocri mentre posti del mezzogiorno da sogno per bellezza paesistica e costiera rivelano enorme miopismo nella dotazione di infrastrutture per il turismo. "Chi c'ha i denti non c'ha il pane e chi c'ha il pane non c'ha i denti?"

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Re: Il federalismo parte... con più tasse

Messaggio Da Ospite il Gio Mag 12, 2011 4:11 pm

Non capisco quali sarebbe i governi del 'nord-Italia'... i governi eletti negli ultimi 60 anni hanno preso sempre voti al sud come al nord e hanno avuto esponenti che provenivano in genere da ogni parte d'Italia, e di presidenti della Repubblica e del Consiglio provenienti dal mezzo giorno ce ne sono sicuramente quindi governi di 'parte' proprio non ne vedo.

D'altronde queste questioni di aver assorbito o cosa mi sembrano che lasciano il tempo che trovano, oggi la usano illustri 'meridionalisti', ieri la usavano illustrini 'nordalisti'..

Le questioni del malessere economico del mezzo giorno sono sicuramente più profonde e più strutturali, anche se l'inettezza della classe politica sicuramente proprio per tali problemi di tipo strutturali si è fatta ancora più sentire non essendoci 'alternative' in grado di superare quell'inettezza stessa... in fondo la classe politica è stata inetta al sud come al nord, in Sardegna come in Molise...
Al sud ha fatto più danni per i problemi strutturali di fondo che gravano: mancanza di una classe imprenditoriale dinamica (e non crediamo che al nord ci sia tutta questa imprenditoria dinamica tra l'altro...), logiche clientelari fortemente spiccate (a cui si associa il problema delle varie malavite organizzate, ma non che anche queste non ci siano al nord... ci sono, ma in forma diversa o meno visibile: d'altronde Tangentopoli è scoppiata a Milano), problemi di tipo infrastrutturale/geografico (a cui poi si ricollegano i punti precedenti, lato su cui il 'nord' e la costa tirrenica è notoriamente avvantaggiata per tradizione, basta pensare ad alcuni porti storicamente importanti come quelli del nord Adriatico o di Genova e di Livorno, e alla fitta rete di comunicazione in gran parte ancora oggi esistente ed utilizzata, a volte neanche così rimodernata, risalente come tracciati al regno di Sardegna e all'impero austro ungarico e per la stessa posizione geografica rispetto ai principali mercati esteri).

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