un attacco in corso

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un attacco in corso

Messaggio Da filippo il Ven Nov 25, 2011 7:23 pm

ce' un attacco in corso da parte delle banche e della finanza un attacco che mira a sfaldare gli stati e a fagocitarne le risorse
unico modo di salvarci da questo attacco e' uno solo
uscire dal'euro dimenticarci delle banche e siccome che noi italia non abbiamo bisogno di nessuno per vivere se non dei prodotti della nostra terra e del nostro ingenio possiamo, dobbiamo. camminare da soli

filippo
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Re: un attacco in corso

Messaggio Da Ospite il Ven Nov 25, 2011 9:42 pm

Uscire dall'Euro non sarebbe una soluzione proprio a niente, anzi sarebbe un disastro per tutti. Al di là delle valutazioni, etiche, politiche ed ideali che pure ci sono (e sono bene importanti) molto più semplicemente l'Euro è l'unica cosa che attualmente garantisce all'Italia un minimo di credibilità economica in quanto moneta comunque stabile e forte (tant'è che non è l'Euro ad essere attaccato, ma i singoli paesi, in particolare quelli che hanno sempre violato il Trattato di Maastricht...). I problemi si affrontano insieme, non di certo da soli. L'autarchia, l'isolazionismo ed il nazionalismo non hanno mai funzionato... tanto meno in Italia (che non casualmente è uno dei paesi fondatori dell'UE), fosse anche solo per una questione geografica.

Inoltre non c'è nessun attacco della finanza o delle banche, la metà del debito pubblico italiano è detenuto da attori italiani, in particolare da investitori piccoli-medi, così come anche all'estero. Moltissime famiglie possiedono titoli di stato. Tra l'altro mettiamo anche che sia un qualche attacco: che senso avrebbe far fare default ad uno stato di cui si possiedono Titoli di Stato? Nessuno. Semmai un creditore ha tutto l'interesse perchè non ci sia nessun default, può avere interesse a tenere i tassi alti, ma non tanto da impedire il ripagamento al debitore. E quando i tassi diventano altissimi è semplicemente perchè gli attori (numerosissimi) che si muovono sul mercato hanno ormai perso qualcunque fiducia e l'unico modo per piazzare e rendere appettibili i propri titoli di stato diventa alzare il tasso di interesse (il rischio accettabile sopportabile varia a seconda dei possibili guadagni).

Che poi in Italia le emissioni di titoli di stato siano state usate negli ultimi decenni per finanziare i costi diretti ed indiretti (in particolare quest'ultimi, vedasi spese clientelari, permettere di andare in pensione anche con pochi anni di contributi, mantenere aperti uffici o servizi solo per questione di immagine, organici sovradimensionati solo per non far scontenti i sindacati, distribuire soldi a pioggia agli enti locali, ecc..) della politica, per spese non giustificate e non per operare investimenti è una questione interessante, ma d'altronde tutti bene o male (chi più chi meno), spesso inconsapevolmente, hanno usufruito di questi 'titoli di stato emessi a perdere'... in fondo quanti si sono opposti all'abolizione totale dell'ICI sulla prima casa o si erano resi conti dei problemi che la cosa generava? Cancellare l'ICI magari è anche buona cosa, ma se si taglia una voce di entrata doveva essere tagliata una voce di uscita. E visto che l'ICI riguardava gli enti locali voleva dire che gli enti locali dovevano tagliare su qualche cosa (fosse anche solo su degli uffici o del personale... per non parlare eventualmente di alcuni servizi), ma nessuno che si sia arrischiato a proporlo... e così abbiamo gli enti locali che si sono indebitati per decine e decine di miliardi di Euro e molti sono sull'orlo del fallimento, hanno problemi di bilancio o sono già falliti (per non parlare di quelli salvati in extremis per intervento governativo, leggasi milioni di euro a pioggia). Non che questo giustifichi gli enti locali tra l'altro... che in quanto a sprechi e sperperi spesso sanno essere i primi della classe.

Bond argentini ricordano nulla? La questione non è poi così diversa. Da prendere con le pinze in quanto è wikipedia, ma in linea generale dice cose giuste e fa una buona cronistoria: http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_argentina
Noi per fortuna di nostro abbiamo una moneta, l'Euro, che non si basa su alcun tasso fisso (tanto meno sul dollaro, se no eravamo già fritti), ed un tessuto economico che seppur in crisi è più articolato, ma molte delle cause profonde sono le stesse...

L'attacco non è speculativo (se non in minima parte).
Questo paese è stato per vent'anni al palo, anzi abbiamo continuato ad allargare il debito pubblico e quant'altro (salvo rarissimi momenti di lucidità seguiti poi da follie pure). Era da vent'anni (forse pure trenta) che si diceva che così non si poteva andare, che eravamo messi male, che il debito era troppo alto, ecc... quando la crisi internazionale è scoppiata non si è mosso un dito, anzi si è continuato a dire (da destra come da sinistra) che tutto andava bene. Certo non siamo la Grecia a livello economico, ce la giochiamo con la Spagna, ma già il fatto che si guarda alla Grecia o alla Spagna (che veniva da un decennio di crescita puramente speculativa edilizia ad esempio) come paragone la dice lunga su come siamo realmente messi.
Non è speculazione: è semplicemente che nessuno si fida più ad investire in Italia e ora per di più il mercato dei titoli di stato è saturo.

Io stesso i titoli di stato a breve-medio termine non mi arrischierei a comprarli allo stato attuale, solo quando verranno fatte alcune riforme necessarie allora diventeranno un investimento sicuro (o meglio: dal rischio ragionevolmente accettabile) e non un investimento kamikaze (perchè un conto è rischiare entro certi limiti, un conto è mettersi un cappio al collo ben stretto già da subito: ed un investitore che sia una famiglia o un grande gruppo finanziario fa questo ragionamento, nient'altro)

Prima nessuno veniva ad investire per esempio in aziende o altro per una burocrazia esasperata, malavita, mancanza di infrastrutture o servizi, ora non si investe neanche più sui titoli di Stato in quanto semplicemente chi li emette non è più affidabile.

30/40 anni di non-politica si pagano anche in questo modo.

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